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BIBL. &IAZ.

I Vitt. Emanual* III

e./w

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I

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N

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ISTORIA

DEL TREMOTO.

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DE’ FENOMENI DEL TREMOTO

AVVENUTO

Nelle Calabrie , e nel Valdmonc nell’ anno 178]

POSTA IN LUCE-

DALLA- REALE ACCADEMIA

-•••'.€ r , - -

Delle Scienze , e delle Belle Lettere

9 ì - .ii1 -

... .di Napoli.

Omnia mortali mutantur lega creata : Nec Je cognofcunt terree vertentibus annis

Manilius lib. 1

IN NAPOLI MDCCLXXX1V

Presso Giuseppe Campo

IMPRESSORE DELL *4 REMILE JlCC^iD EMlJf,

Hate ego meis

non legi , non nudivi * fed ocuìis vidi .

Petrarc. lib. $. Epift. 5*

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V

A FERDINANDO IV

BORBONE'

Ottimo Fio Augusto Regnante

SIRE

N dubbio di noi fteflì, c quasi tre- i manti ci prefentiamo per la pri- ma volta al voftro lòvrano fguar- do, portando in tributo appiè del ^ Trono non già i lavori d’un fer- vido ingegno, o d’una tranquilla ragione , ma la ftoria fedele del tragico , e mife- rando fato , onde giacque opprefla una delle più 'illuftri, e più belle parti de’ voftri Regni.

Com-

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Vi

Comprendiamo pur troppo che il rapprefentare al vivo tutti gli atti di così lugubre leena non è diverfo dal richiamare le lagrime lugli occhi d’ un Padre amorolò, penetrato dalla perdita di tanti fi- gli ; ma la noftra fòrte è tale , che tradiremmo la voltra gloria, i doveri del noltro inftituto, e l’efpet- tazione de’ Savjr le, volendo rifpettare il voltra do- lore , volelfimo defraudare i Contemporanei , e la Pcfterità d’ una iftoria , in cui con calìa mano, c fenza i feducimenti della ipotesi, o dell’adulazio- ne, veggonsi dipinte ugualmente le furibonde rivo- luzioni della Natura , intenta con forze inefprimi- bili a dilìruggere, che le paterne provvidenze d’ un Re fensibile , ed efficacemente intefo a riparare le rovine de* popoli fuoi .

S. R. M, faremo felici, fe fperar potremo che, /correndo con fugace fguardo quell’ Opera, vi de- gnerete di accogliere in ella i frutti della volìra beneficenza , c di ravvilàrv'i legni di quella gra- titudine, e di quel fedele ollequio, con cui ci glo- riamo di ellere ,

Della V.S.R.M.

UmiliJJimi J'jffjlli

Gli Accademici della vr.ftra R. A. delle S. c delle B. L.

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VII

f

* * * *

PEr la convenevole ccnfura , e pubblicazione dell’ Opera , formata dal Secretarlo perpetuo della R. <A. D. Michele S arcani, si fono fedelmente oflèr- vate tutte le leggi Accademiche.

I pareri de’ Signori Accademici , deftinati ad eflerne i Cenfori, rifcuotono la più fensibile grati- tudine dall’ Autore; ma quelli, per un fcntimento di dilicata moderazione , si è rattenuto dal pubbli- carli colle (lampe; e gli ha depositati nel Regillro della R. A.

***********

*********

*******

*****

***

*

Nomi

«

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vni

Nomi de’ Cenfori dell’Opera, regi firati fecondo il carattere Accademico, e fecondo l’ordine delle Clallì .

Accademici Onorar}

Il Sig. D. Gherardo Quaglia .

11 Sig. D. Domenico Cirillo (i).

Il P. D. Nicola Rofini . .

Accademici Penfionarj

Il Sig. D. Vito Caravella .

Il Sig. D. Felice Sabatelli . .

Il Sig. D. Domenico Cotugno .

Il Sig. D. Gaetano de Bottis .

Il Sig. D. Luigi Serio.

11 Marchefe D. Andrea Tomoli .

Soc] della R. A.

Il Sig. D. Domenico Malarbì . (2)

Il Sig. D. Giufeppe Canonico Rolli . Il Sig. D. Francefcantonio Soria.\ , . Il Sig. D. Filippo Giunti , y 13/

4

(l) Direttori del Mufeo della Storia Naturale . . ,

(i) Quello degniamo [oggetto fin) di vivere a' l8 del corrente Giu-

(3) medefimt fu data anche la cura di porfi d’accordo coir «iuto.

re per la correzione delle / lampe ,

i

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PREFAZIONE*

UNa orrenda rivoluzione fifica ha riempiuta di defola-' zione , di devafiamento , e di ftrage la parte maggio- re della Calabria ultra : ne ha perturbata in minaccevole mo- do la parte minore , che ne rimane : ha di fi rutta dall’ imo al fommo tutta la magnificenza di MeJJìna , già lungamente nobile , e bella , e già da molti anni con pubblica calamità da altro acerbo fato conquifa j e ha ricolmate di fpavento,e di danni la Calabria citra , e le Frontiere del Valdemone .

L’annunzio della fatale fventura pervenne affai prefio appiè del Trono ; ma non vi giunfe interamente , fce- vero da que’ tumultuar; aggiugnimenti, che n’efprimono il de- filamento , e ’l timore , e che adombrano d’ incertezza il vero. Si credette da prima che doveffero folo compiagnerfi i di- fafiri dell’ infelice MeJJina j ma , per colmo di pena , tofto fi ufcì d’ inganno , e fi venne a fcoprire tutta la lagrimevole forte della Calabria ulteriore .

Si videro allora efprellì da per tutto 1 fegni del pubbli- co dolore j e largamente fi aperfero alla dubbia fama i modi , onde accrefcere , ed alterare le condizioni del terribile cafo, a feconda de’ privati affetti, o delle Mufloni dell’ oziofo ingegno. . In tale dùriffimo fiato di cofe il cuore di Ffrdinan-

t J

do IV , noftro adorabile Re, e Signore, fentì tutto il pefo dell’ acerbo fato , col quale morte crudele dal fuo paterno feno tanti diletti figli ne fvelfe ; e di presi afe lagrime ne onorò la perdita , e la memoria .

b L’Au-

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Prefazione.

x

L’ Augufta Maria Carolina d’ Austria , noflra gra- ziofilTima Regina , provò tutto l’alTannofo tormento di fven- tura si grave , e prefa da’ fentimenti della più bella pietà , follecita accorfe intorno al Trono a proteggere la dura forte de’ mifcri , e de’ languenti .

Ma in tante ragioni di lutto , e di fmarrimento Napoli non vide le fole afflittive feene del cuore umiliato , e dell’ 'animo dejetto , ma vide e ammirò la pietà più lineerà unita alla più pronta munificenza ; e bellamente oilervò cangiata l’af- flizione di due Principi Atgtijli in uno de’ più attivi inflrumenti animatori di quella liberale , e benefica provvidenza , che nelle pubbliche fventure forma i più cari doveri della So- vranità , e decide dell’ indole buona , e dell’ ottimo carattere de’ Sovrani . Di fatto l’età nofira ha veduto da Ferdinan- do , e da Maria Carolina rinnovato quanto in altri, e fo- miglianti difaftri con ampj fegni di clemenza videro operato in Afta , nella Campania , in Antiochia , e in Bizanzio i contem- . poranei di Tiberio , di Tito , di Teodofto , e di Gi ujl intano .

Quindi la Sovranità , aprendo i fuoi tefori , e unendo in- torno a se tutte quelle Menti fublimi , che fpandono su i po- poli per varj mezzi la provvida luce del Trono , affidò loro la cura di far pervenire col più pronto , e abbondante modo gli effetti della Reale Clemenza filile defolate Regioni .

Fu per le Calaci* {pedito a rapprefentare le veci della Sovranità il Marefciallo D. Fren.-*/*. Vignateli' ( i) , Signore, che unifee a un carattere attivo , e generofo una rara pru- denza , e una pietà di non ordinario efeinpio . Quelli con-

duffe

(l) Oggi Tenente Generale negli Eferciti di 5. M.

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Prefazione, ri

duffe feco una fchiera eletta, e fagace di valoroli Ufficiali, tratti dal Battaglione Real Ferdinando.

Per riguardo a MeJJina , fu da’noflri Augusti Sovrani ampiamente lodata la provvidenza già prefa dall’ infìgne Mar- chefe Caracciolo , Viceré di Sicilia , d’inviare colà il Marche- se di Re calmici , e di avere affidata la forte economica di quella rifpettabile città , e delle frontiere del Valdemone a un Cavaliere amico dell’ uomo quafi fino al trafporto , e di un configlio fermo , e felice nel governo delle pubbliche cofe . Quelli fi unì al Signor Principe di Calvarufo , foggetto lumi- nofo, a cui Bava commelfa la cura delle armi : all’uno, e all’altro fu aggiunto l’efemplariffimo Arcivefcovo di McJJina : e finalmente a coftoro fi accoppiò il Conte Per/ichelli , uomo affai chiaro pe’ fuoi non ordinarj talenti , e pel fuo valore nell’ architettura militare . E tutti compofero un configlio , in cui doveanfi ponderare le provvidenze le più necelfarie , e propie a proporfi al Trono pel bene di quella defolata po- polazione . . -

Siccome quefto terribile avvenimento non può non ii*te- teffarc altamente , e non attirare a fe 1* attenzione de’ più dotti cultori delle cofe naturali ; 'così credette la Reale Accademia delle Scienze , c delle Belle Lettere di Napoli che tradito avrebbe il fuo interelfe , e i doveri del propio inftituto , fe da tale memorabile fventura non avelie prefo argomento di dare una pruova non equivoca di fua non inutile efiììenza all’ Europa fpettatrice . Quindi con maturo configlio fi pensò d’ infatui re una peregrinazione letteraria per que’luoghi della Calabi la ultra , e del Valdemone, i quali erano fiati i più po- tentemente dalla natura ne’ fatali ifianti del fuo furore oltrag-

b 2 giati.

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XII PREFAZIONE.

giati ; e a Coloro , a’ quali fu comraeda cura così gelofa , venne con inviolabile legge non folo vietato l’ abbandonarli alle fedu- z ioni di qualunque delle tante ipotefi , inventate fulle caufe di così formidabile vertigine della natura $ ma inculcato altresì lo fcioglierfi talmente dal partito di tutt’ i. fidenti, che , quali inoltrando di fconofcerli tutti , nuli’ altro far dovettero , che raccorre i foli fatti, offervarne con ogni poflìbile fagace indif- ferenza, e veracità i fenomeni, ed efporne idoneamente , per così dire , il procedo filofofico al giudizio della repubblica de’ Savj . E perchè trarre fi fode potuto da un’occalione di tanto danno un qualche bene , fu istituito che alla Itoria de’ feno- meni del tremoto unirà fi folle l’ efatta efplorazione della geografìa fifica delle Regioni {tede , per illudrarne la ftoria naturale , comprenderne la pubblica economìa , e confervare la memoria della già dillrutta pofizione delle città, e delle ter- re , che fi conteneano in elle .

Al fentimento della R. A. fi unì l’amorofo zelo, e l’in- coraggiamento, che edà a ciò ricevette da quell’ Anima noti- le (i),che con indudre cura nafeer la vide , e che fono l’ om- bra del Trono ne proccura , e ne fofpira l’ ingrandimento } quindi per opera del Magnate, che degnamente ora prefiede al governo di eda (ì), fe ne cercò il beneplacito fovrano; e todo con referitto della Prima Secreteria di Stato , fe ne ottenne la graziofa permiffione dal nodro Re , e Signore .

Furo-

(l) S. E. Gìufcppt Beccatelli Bologna , Marchefe della Sambuca Primo Ministro di stato di S. M.

(l) S. E. Antonio plgnatelli , Principe di Belinone , Maggiordomo Maggiore di S. M, e Presidente dcllj R. A.

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Prefazione. mi

Furono a ciò desinati il Secretarlo della R. A. D. Mi- chele Sarconì col carattere di Direttore della fpedizione , e coll’ incarico di formare la fioria di cosi terribile avvenimen- to , gli Accademici penfionarj D. Nicolò Pacifico , il P. Eli- feo della Concezione Terefano , D. Angiolo Fa/ano, il P. An- tonio Minafi Domenicano , e i Socj della medelima R. A.

D Gioito . Candida , D. Giufeppe Stefanelli , D. Luigi Sebafia- ni\ e per formarne i difegni, furono feelti D. Pumpeo Schi an- tafelli col carattere di Direttore de’ difegoi medefimi, D.Igna- zio Stile , e D. Bernardino Rulli Difegnatori .

. Il Secretarlo Sarconi prefe feco D. Pompeo Schiantare Ili: \ i Signori ; Pacifico , F afono , e Sebafliani ebbero in loro com- pagnia D. Ignazio Stile ^ e D. Bernardino Rulli fu unito al P. Elifeo , e al P. Minafi..

Se mai dar fi debba per gli uomini giufta cagione d’in- crefcerfi del danno altrui ,. e di lafciarfi prendere da un fenti- mento di tenera compaflioue , o quella è della , o non ve ne farà altra giammai , più forte , di pietosi affetti più degna.

Sarebbe vanità l’arrogarfi il diritto di decidere fe il di- fallro , di cui favellar deggiamo , fia (lato il più ftrazievole di quanti abbiane in verun tempo fofferti il genere umano; ma non è vano, ingiuffo il dire che di Calabria ultra , e di Me (fina oia più non rimane altro a vedere , e a ram- mentare , che lo fcheletro informe , c le miierande rovine .

Perfuafi di ciò non per quello , che una vaga fama ne ha fparfo , ma per ciò , che noi flelfi con noftra pena ricer- cammo , e vedemmo , fentiam pur troppo che per favellarne a ciglio afeiutto , e a modo di fpettatori indolenti , ci con- verrebbe di rinunziare a’ doveri di quella facra legge, la qua- le

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»

xiv Prefazione.

le rende comune agli animi de’ buoni cittadini d'uno Stato medefimo la forte infelice di qualunque parte di quello delio Stato , in cui fi vive , e da cui la vita riceve Scurezza , e di* gnità . Non è quindi un impeto d’ inopportuna eloquenza ciò , che ci sforza ad aggravare la narrazione di tanti difa- ftri ; ma la gravezza degli fìeffi difaftri è quella, che per fe mede funa , c per effetto di fua naturale femplicità fparge di patetico , e di grave un racconto , che farebbe tantù me- no fedele , e improporzionato all’ acerbità del cafo , quanto piu il dire foffe da meno della cofa .

Noi non altro ci fiamo indufìriati di fare, che il ritrar- re , per così dire , e ì formare una copia la più (incera , e approlfimante , che per noi fi è pcffuto , d’ un quadro il più fpaventevole , e grandiofo , che la furibonda mano della Na- tura ha compiuto , e ha efpofìo al corto fguardo dell’ uomo . Perciò, rei igiofamente efeguendo la legge (a noi data da chi ha diritto alToluto di dirigere le no (Ire cure , abbiamo poflo ogni nofiro ftudio in teffere una ingenua , e nuda ifìoria de’ foli fenomeni di tanta orribile rivoluzione fifica , fenza pren- derci la minima libertà di cercarne , o di fingerne la funefla ignotiflima cagione ; e di buon grado a uomini più felici di poi abbiam quindi lafciata la lufinga di forprendere ne’ fuoi fecreti quella Natura , la quale tutt’ ora è tanto intenta a ftruggere, e, riprodurre le forme delle mafie , che quaggiù ó efifiono afeofe , o fi veggono , quanto è pronta a riderfi de’ trafporti dell’ ingegno dell’ uomo , e a confonderne 1’ arroganza.

E’ per gli animi, prefi dal puro fentimento dell’oneflà, troppo dolorofo il temere che nelle propie onorate fatiche ,- altri fofpettar voglia d’effervi chi poffa qualche tacito diritto

rap-

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P R E F A 2 I O K E . XV

rapprefcntarvi . Quefta giuda , e necelTaria cura del propio onore ci obbliga a non tacere che dalla generalità di Colui , che degnamente reggette le Calabrie , ne fu conceduto di avere alami pochi fogli di quelle relazioni, che da’ varj Ufficiali, e Cadetti y eh’ egli conduiTe feco , gli fi erano inviate da’ ri- fpettivi luoghi, ove.efii furono dedinati , Or ficcome que- fti rifeontri furono diligentemente pofti in ordine da D. Giambaùjla Cola) anni , Ufiìziale del Beai Battaglione Ferdi- nando, e uno de’ Secretar) del Vicario Generale ; e fono que’ medefimi , che furono poi traferitti , e podi elegantemente in luce dal chiariilimo Cavaliere D. Giovanni Vivenzio j cosi pub bene il pubblico metter* in parallelo le cofe , e capire qual parte abbia mai avuta nella nodr’ Opera quella poca porzione, che di tali carte ne fu gentilmente efibira .

Potrebbe per avventura fembrare afpro quel libero lin- guaggio , con cui fi mette a nudo la defidia di molta parte della gente Calabra , e l’ abbandonamelo , che vi ha nella pado- rizia, nell’agricoltura, nelle arti , e ne’ medieri j e forfè non lafcerà taluno di malignare a fegno Tonello fine, onde ci fia- mo determinati a parlarne in tal modo , che vorrà anche farci il torto di fofpettarci poco attenti al decoro di una rifpetta- bile popolazione . Noi lafciamo a coloro , a’ quali tornerà a verfo di abbandonai all’impeto de’ privati alletti, il piacere di non elTere con noi giudi benevoli ; e nell’ ano che ci facciamo un dovere di protedare un’aperta , e lineerà dima per una popolazione in ogni età degnamente onorata, e fent- pre ricca di nobilillimi ingegni ; ci appelliamo al tribunale di quelle anime amiche della ragione , e dell’ uomo , alle quali non è ignoto che volendoli confecrare un’ opera full’ altare

della

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t

A

t

xvi Prefazione.

della verità, conviene deporre quella mafchera di v itanda convenienza, la quale, coll’infelice prudenza di coprire i vi- zi, ne accrefce , e conferma la durata, e non n’emenda le confeguenze , che diventano tanto più gravi , quanto n’ è più lungo il grado della tolleranza , e della occultazione .

Pruova della rettitudine de’ noftri fentimenti fu tal punto effer di fatto potrebbe quell’ onorato linguaggio , con cui ab- biamo talora favellato di ciò , che degno n’ è paruto di clfere commendato . Le opere del pubblico bene fanno la lode più {labile dell’ Uomo . La lode , che non nafee da tali fonti , è figlia di adulazione , e fa egualmente torto a chi la riceve , e a chi con prodiga mano la verfa , e con danno del vero profana il più dolce foflegno della virtù , e dell’ umanità .

Noi prendemmo cura di raccogliere , e deportare nel noflro Mufeo di Jloria naturale , come in attediato della ve- racità delle notìre olfervazioni , molti materiali , de’ quali fi fa parola in quell’ Opera j quindi ci facciamo un dovere di * manifeftare che fpefiò nella ricognizione de’ materiali medefi- mi abbiam voluto unire alle noftre efplorazioni , non meno l’opera del Penlionario della no {Ira R. A. D. Saverio Alacri, che l’ affifienza di D. Francefco Antonio Najleri, primario Opera- tore del noflro Elaboratorio chimico : e ciò il facciamo tanto di buon grado, quanto è per noi abbominevole l’impudenza di crederci in diritto di giudicare di tutto fenza diffidar mai delle propie cognizioni, e d’ arrogarci le fatiche d t'Collcghi, fenza retribuir loro, per picciola ch’efier fi pofla , quella par- te di lode , che giuftamente a’ medefi mi fi appartiene ,

OS -

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XVII

OSSERVAZIONI

Fatte

NELLE CALABRIE, E NELLA FRONTIERA DEL VALDEMONE

SU I FENOMENI DEL TREMOTO DEL 1783, E sulla Geografia Fisica di quelle Regioni

DA’ MICHELE SARCONT

Segretario della R. A. delle S. , e delle B. L. di Napoli »

Non fi cut audivimus , vìdimus j Jed plus piane vidimus , quarti audivimus »

Anonym. SalerniL Chronic. Cap. XII.

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4

ISTORIA

DEL TREMOTO DELLE CALABRIE;

« Quaeque ipje mijtrr ,

Aen. 1. 2. V. 5.

ìRTiMMO di Napoli nel cinque Aprile del 1783; e dopo alquanti giorni di difagio e di flento fuperammo final- mente il golfo di Policajlro , e tofto con un fentimento, mirto di compaflìone,' e di piacere , ciafcuno additò al compa- gno lo fcoperto non lontano lido della Calabria Cifra , meta de’ defiderj comuni . Ma quale non fu mai la noftra forprefa quando , lungi dal trovarci a villa di una fcena di ameno litorale , e di una regione ridente , e ornata di grazie dalla Natura , fi parò davanti agli occhi no Uri un tetro e denfo velo di una nebbia , e di un certo che di lordo , e di pefan- tc , and’ era ingombrato tutto l’aere dalla punta della Scatta.

A fino

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2 Istoria m tremoto

fi no a quella parte dell’ orizzonte , che lungo il litorale fi offerì* va al nofiro fguardo !

Scalèa .

2. Giugnemmo alla Scalèa nel giorno ro di Aprile. Ivi nulla fi prefentò agli occhi noftri , che , per riguardo agli effetti del tremoto , avelie potuto meritare molta atten- zione . Quel popolo tranquillamente giacea ne’ fuoi rozzi abi- turi , nella faccia de’ quali apparivano appena , e di raro leggeriffimi e fugaci fegni di quell’ orribile difa ilio , che al- trove avea mortale firage prodotta.

3. Quivi erano fiate tutte le precedenti grandi fcolle

avvertite , come non meno quelle de’ tremoti del 5

di Fehórajo , e della vegnente notte del 7 , e de’ 27 e 28 dello fleffo mefe , ma ancora quelle del primo , e de’ giorni 27, e 2S di Marzo 1783. Le altre fcofle minori non erano fiate univerfolmente fentite . Dimandammo fe quivi il Rombo (1) era fiato Tempre unito al tremoto j ma dalle equi- voche rifpofie rilevammo che quefto fpaventevole e rumorofo compagno del tremoto non fi era fpecialmente avvertito , o perchè vi era giunto {òttimamente illanguidito e lento, o per- chè non vi era del tutto arrivato .

4. Ncl-

(1) Ci ferviamo di quefla voce, come quella, che è divenuta oggimai familiare per dinotare quell' orribile fragore , che precede, 0 accompagna in Calabria ferente il tremoto. Queflo fi di/lingue dal fremito , che non foto è figlio di una minore cfplofionej ma i ancora come un effetto miflo ili efplo- /ione, e, per coti dire, di paffime dell'aere, e delle cofe concuff: t agitate.

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Delle Calabrie. 3

4. Nella ftefia notte di quel io di Aprile , in cui ftavamo alla Scalèa , fentimmo alcun lieve ondeggiamento di brieve durata . Sulla metà della notte vi fu poi una fcolTa più fenfibile ; ma non udimmo fremito , rombo . Que- lla non fu da tutti avvertita , forfè perchè 1’ ora era tutta propria del fonno .

Diamante .

5. Partimmo di Scalèa nel mattino dell’undecimo gior- no di Aprile . Da lungi vedemmo 1’ ameno colle del Diaman- te . Quivi per la prima volta cominciammo a vedere più cfpreflì i fegni dello Ipavento , deftato dal tremoto ; e quivi ancora per la prima volta offervammo che gli Uomini fi erano ricovrati fotto la tutela o di rozze capanne , o di pic- ciole baracche , tumultuariamente congegnate. Ci apprettammo per favellare con alcuni abitanti di quel paefetto . Scovrim- mo che i tremoti aveano prelfo coltoro con maggiore attività operato ; e che mal grado l’ averne efii foltanto ritratto ter- rore, e non danno, pure molti di quella picciola popolazione, non aveano coraggio di fidare la loro vita a’ fragili paterni tugurj , che n’ erano rimafi in alcun modo danneggiati .

C ettaro ,

6. Giugnemmo al Cetraro nel medefimo giorno . Ci arreftammo alla fpiaggia. Ci avvedemmo che il male proce- deva aggravandoli . Gli cdificj ferbavano nella ruvida e in- cuba lor faccia i fegni di uno feomponimento maggiore j e

A a notam-

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± Istoria del tremoto

notammo che gli animi de’ miferi abitanti non giaceano ii\ quella tranquilla negligenza, che altrove offervammo al num. 2 ; Ciò fi rendette vie più manifeflo dal profondo fmarrimento , in cui cader vedemmo quella niifera popolazione in quel gior- no rteifo , in cui , ftando noi colà , fummo forprefi verfo le ore ventitré da un tremoto non mite per la durata , pel fufurrante fremito , che ne rendette più fenfibili le feorte:

7. Il mattino era flato torbidetro . Un difereto grecale rendette il giorno men nubilofo , e più freddo. Una nebbia alquanto denfa ricoperfe i vicini colli verfo le ore 22. Il mare non era gran fatto agitato , gran fatto tranquillo^ ma coll’ imbrunirli del giorno divenne alto , e alquanto fre- mente j e torto che certo il tremoto , fu minacciata la piog- gia , e crebbe il vento , che diflipb la piova .

8. Il Cctraro è porto in fu una rocca afprilfima , e d’incomodo accerto . La fua altezza il rende fuddito di tutt’i venti . Gli edificj non fono , che proprj abituri di una po- polazione , la quale è tanto feparata dalla frequenza degli uomini , quanto la naturale Umazione della rupe la tiene difgiunta e fegregata dal livello comune del litorale del mar tirreno , che è quell’unico mezzo, che può renderla acceffibile al commercio .

9. Quello paefe ha molti vigneti . Non abbonda di olio j ma non n' è privo . Ha poco grano. Vi ha copia di gelfi, e di fichi . Le arti , e i mertieri di primo comodo fembrano erter quivi nello flato della prima infanzia . I mezzi , che difpongono all’ acquirto dell’ opulenza , e della ricchezza , vi fono ignorati. Vi fi rinvengono molte madrepore , e jnillepore

\ ' . ne

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Dine Calabrie. 5

ne’ colli ; e vi ha copiofo , ed eccellente alabajlro .

io. Non è noto il tempo , in cui quello luogo cangiò l’ antico nome in quello di Cctraro . Dagli antichi appellava!! Lampezia : ne fecero menzione Polibio , Plinio , e Licofro- ne (1). Il Cctraro divenne conquida ‘de’ Noraj/j/z/ ; e nell’ un- decimo fecolo dell’ era volgare i PP. della Congregazione CaJJìnefe lo ricevettero in graziofo dono dalla pietofa munifi- cenza di Sikelgayta (1) , moglie di Roberto Gaifcardo (3) Duca di Calabria , e di Puglia (3.) .

‘11. Nel Cctraro codruivanfi i legni da guerra, per di- fefa delle codiere del Regno ; e Barrio ne ragionò come di colà efi dente nell’ età. fua (5) . Il tremoto del 1638 vi pro- duce qualche danno (6.) . Benché in alcuni luoghi queda fpiaggia non appaja anguda , pure chiaramente vi fi olFerva che il mare ha ben di molto cangiato , e ridretto 1’ antico •dato della fpiaggia ideila . Vi ha de’ liti , ne’ quali la fponda è per poco tratto non ingombrata dal mare,

r , .Fufcal-

(r) Gabr. Barr. De ^fntiq. & fitti Catabr. 1.2. e. J.

(a) Fiore Calai. jibit. P. 2. 1. 1. p. 105.

(d) Sikelgayta fu Sorella di Gefulfo Principe di Salerno . ■» Ckrta, Cavenfe anno 1058.

(4) Hiftoir. Univ. t. 37. I. 24. e. g.

(5) Barrio Lib. 2. cap. 5. p. 68.

{ 6 ) Ricapito de neru. in univ. Calai, terraem. p. 14.

Abazio di Somma de' Terreni, di Calab. p. io 6.

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/

6 Istoria dh tremoto

Fu falda .

ii. Ci accollammo a FufcalJo . Trovammo che ma. no in mano fi erano accrefciuti i difaftri . Eran cadute in parte alcune fabbriche della Chiefa , e del Convento de’ l‘P. l'aolotù ; e in molte cafe apparivano fenfibili lefioni . Eranfi quivi avvertit’ i grandi tremoti del Febbrajo ; ma i danni furono prodotti dal tremoto del aS di Marzo .

Paola .

13. Giugnemmo a Paola : quivi Tempre più trovammo accrefciuta la forza dello fpavento e cominciammo ad olfer- vare che non folo erafi aumentato il numero delle lefioni , ma che in oltre alcune di quefte erano degenerate in una immagine di feonquartb non compiuto .

14. Il cartello appariva minante . Il collegio degli Efpuìfi rimafe in parte diruto : nel palazzo di Rocchetti vi erano Are muri già adeguati al fuolo ; e in molte altre cafe vedevanfi fenfibili lefioni . I difartri cominciarono pria con diferetezza , e crebbero a mifura che replicarono i tremoti j ma i danni maggiori fi prolusero nel a 8 di Marzo.

S. Lucido .

1 s. Fallammo oltre , e giugnemmo a S. Lucido ; ed eccoci all’ afpetto della prima ruina compiuta . Quefto luogo

fu de-

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Delle Calabrie; 7

fu denominato Niceto in altra età (1). Nel 1638 fu molto dal tremoto malmenato (1) . Fu fede un tempo di diana in- traprefa (3) ; e rimafe vittima di barbara incurfione nel fe- colo decimo fedo (x) .

16. S. Lucido è pollo fopra una rupe, la cui malfa è nn tufo calcareo , tra ’l quale trovali fparfa in gregario modo poca pietra calcarea . V abluzione è vantaggiofamente fttuata al mezzogiorno . Nella parte più eminente di quella rupe vi ha il cajìello baronale , che fembra ilolato per ogni afpetto . Quello edificio , tanto delrziofo , quanto eminente , avea lun- gamente retto alle ingiurie di troppi fecoli ; quindi era impof- fibile che , fenza crollare , fotlenelfe il pefo , e 1 tormento dell’orribile tremoto del 5 di Fcbbrajo . Di fatto, appe- na che fu concufifo , rimafe da per tutto nelle inierne parti fquarciato , e ne piombò quel vecchio fianco , che era di- retto all’ occidente .

17. I rimanenti edificj fe incontrarono forte migliore, non perciò rimafero immuni da lefioni . La mefehina loro condizione non fu gran fatto rifpettata da quella furibonda cagione , che , come per ifcherzo , altrove rovefeio gli edificj più robulli , e cofpicui , e con un fiato gl involie in un mi- fero niente. Vedemmo dillrùtti e adeguati al fuolo in quefio luogo tutt’ i piccioli edificj , deftinati al lavorìo , col quale fi elìrae la feta.

t3. Gli

(1) Pantopolog. Cahb. p. 2Q1.

(l) Recupit. /. c. p. 14.

(3) Vedi Fiore /. I. c. I. p. 107.

(4) Id. ib. , Pantopoi. I. c.

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8 Istoria dei. tremoto

i8» Gli fletti Templi ne rimafero olrraggiati così far- tamente , che forfè la loro forte fu peggiore di quella de’ più lordi ediftcj .

ip. In quello defolato foggiorno parvero intefe, ed avi- de di procurar rovine varie fatali cagioni ; poiché non dal tremoto folo , ma da ben altra forza furono preparate quelle armi , onde vennero altamente devafìate le fortune di quel degnittimo Barone , e di quella infelice popolazione .

io. Dal più alto autunno fino a tutto il corfo del me-

fc di Gennajo erano cadute lunghe , e profufe pioggie .

ai. Vi ha nel territorio di S. Lucido una grande di-

ftefa di terreno , nel cui ammafTo il quantitativo maggiore ri-

fulta dalla creta concacca , e 1 minore da una terra vegetabile a particelle fcabre , ineguali , e appena ducette . I naturali di S. Lucido diflinguono tal genere di terra co’ vocaboli terreni Sditili , e terre movhìu e .

22. In quello diftretto , dalla via del fud , fi eflendea verfo 1 'ovejl un monte, detto di S. Giovanni , con un fiume dello flelfo nome ; e vi era nel baffo un lago profondiflimo .

23. Di canto ad effo monte giacea dal fud all’ ejl il monte del greco , appiè del quale fcorrea 1’ Acqua bianca . Dall’* ejl vi ha prima il Dirauto , indi il Farciti: tra l’uno, e 1* altro avea corfo l’ acqua di pefce ; la quale col ramo maggio- re s’imbocca nel fiume, che i naturali chiamano C acacie eri , e col minore feende a confonderli nel Torbido.

24.. Dalla via del nord vi ha il fiume- Leone , il qua- le bagna una diftefa di terra , che ora è divenuta tutta palu- stre , e piena di lagune , E finalmente dalla via dell’ ovejl

" vi

/

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c 9

Delle Calabrie.

vi ha un monte, denominato Timpa, e Pierrerìa .

15. Or quivi il tutto è in gravidimo rovefcio. Il mon- te , detto di S. Giovanni , è in molte parti lgretolato : il la- go dello dello nome perdette talmente 1’ antica fua profondi- tà , che oggi è divenuto trattabile in modo che non v’ ha altra traccia di elfo , che fango , e laguna ; e nell’ antico fuo letto forgere fi vide , ed edollerfi una confufa mole di creta foncacea , di terra atra , e di arena mobiliffima , e fonile . E in quel luogo , che più guarda 1’ ovejì , e che giace trai fiume di S. Giovanni , e ’I Cacaciceri , è forto un lago , che fparge parte dell’ acqua emerfa nel fottopodo fiume .

26. Tra V Acqua bianca , e ’l fuperiore maggior ramo dell’ Acqua di pefce è nato un laghetto ; e lunghelfo il fiume Torbido tutto quello fpazio , eh’ è contermino al fiume Leone , fi è riempito di piccioli ftagni , e di frequenti lagune .

27. Le malfime revoluzioni fono avvenute in que’ lìti , ne’ quali le acque , ufeendo dal propio letto r univanli co’ vi- cini fgorghi , e correano a confonderli nel feno di altri fiumi .

2 3. Le maffe integranti del Greco , del Dirama , del Farciti , e del Leone furono prefe da un intimo T e tumultua- rio diilòlvimento e inteneritali , per così dire, la confidenza delle terre , e della creta di quedi monti , tutta la loro fac- cia fi riempì di orribili fenditure»

29. La pierrerìa , o timpa in una parte li avvalli , e in altra li rovefeib su’ vicini terreni , e ne opprelfe , e ri- coprì lunghe porzioni ,

30. Lo feompommento avvenuto nelle montagne, nelle fottopode pianure, ne’ valloni intermedie ne’larghi torrenti, è cofa infigne j e la perdita de’ terreni utili non folo è immenfa,

B ma

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io Istoria del tremoto

ma altresì irreparabile. Tutto è rivolto. Gli alberi fi oflervano ove fchianta'.i, ove a metà rovefcia.i , ove fepolti fotto l’orri- da, e denfa mole di una creta fluente, e inondante a foggia di lava . Le bai be delle piante minori emergono appena o dalla fommità delle zolle , o dalla fuperficie dello flagno ; e per contrario le cime fono fitte , e rovefeiate nel fondo . Il corfo de’ torrenti o fi è affatto perduto, o fi è quali interrotto, o fi è cangiato. Tutto è fparfo di enormi voragini; e ciò , che fa orrore , fi è che un confiderabile numero di cafe rurali ora non rapprefenta, che una congerie di rimafugli di fabbri- che o rovinevoli , o feonquaffate . Sopravvanzano ancora aleu- te porzioni di edifcj,e quelle o fono a metà órfjgate,e fe- polre fotto quella nuova fpecie di lava cretacea, o giacciono inclinate, e pendenti, o vi rimangono ancora ritte.

31. Non fi creda pero che tutto fia un pi odono originale del tremoto . Colla più eiatta ricerca fi è finalmente conolciuto che Tappa ecchio di quefia profonda , e valla rub a fi era già formato nella cofìituzione medefima delle terre; di Torta che il tremoto T ha folo accelerata, e accrefciuta : circoftanze di fatto, che fi rendono manifefle dalle feguenti olfervazioni .

3Z. Qnefie terre fi chiamano le movitinc , nome , che indica chiaramente d’elfer le medefime, per viziofa loro na- tura , mobili , molli , e per così dire , vagabonde . Di fatto tutto il loro ammalio è una creta in parte pura, e ccn:aceat e in altra parte unita a fofianze arenefe fattili . A quefto ammalio trovali m i ita fparfantente qualche fcarla porzione di pietra calcarea ,e qualche dofe di Ibflanza tufacea anche cal- carea ; e nella fuperficie di tutti quefìi materiali vedefi fparfa la terra vegetabile , notata nel n. ia. Quella condizione di

mate-

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D elle Calabrie.' ii

materiali è comune non meno a’ terreni , che alle montagne ; e tra quelli , e quelle forgono varj fgarghi di acqua , e vi fcorrono per entro tre larghiflimi torrenti , che i naturali deL luogo abufivamente chiamano fiumi . Circoftanze tutte , che non folo non ammettono ne’ terreni fiabile confiftenza , ma includono anzi il trillo potere di far degenerare le terre ia un liquamento di facile mobilità. . ;

33. Quello feomponimento ne’ terreni cominciò ad ofier. varfi fino dagli eftrcmi giorni di Dicembre 1781 : crebbe in Gennajo 83 j e di più in più li moltiplicò in Febbre] 0 , tem- po, in cui le montagne, e le cafe cominciarono a perturbarli, c a minare , gli alberi a vacillare , e le terre , a villa d’ oc- chio, fi pofero in movimento, e rivoluzione.

3+. Sopravvenne nel 5 di Febbrajo 1783 il primo tremoto , e di mano in mano fe ne accelerò la ruina , a cui tutto quello ammalio era difpolìc , c che quindi divenne enorme , e compiuta .' . .

35. Mal grado che tale rivoluzione ha fatto trafeorre- re le mine quali fino alla .vicinanza del mare ; pure quelle malie non pajono ancora allodate , e a occhi veggenti fi oller- va che le terre mov itine, così dette, non ancora hanno finita la loro peregrinazione.

3 6. Di tale ruina facemmo prendere dal Sig. Schianta- rei la il difegno, che fi offerva nel Rame,, legnato colnum. I. Noi oilervammo quello rivolgimento nel 11 di Aprile ^783, e vi tornammo nel 1$.

37. Quelli danni fono di una confeguenza tanto più grave , quanto è inpegabile che è vano lo fperarq che la

B z popo-

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Istoria del tremoto

popolazione (Iella polla appredarvene il riparo .

1 38. A cosi trilla circodanza (e ne aggiugne un’ altra molto pelo , e fi è che l’ induftria della feia per non

breve tempo-, dovrà (offrire il danno non meno della perdita di tanti gii fi rivolti , e (chiantati, che della rovina delle cale furali o di (frutte , a non abitabili con ficurezza.

39. Quello paefe offre una pruova la più convincente e dimofira: iva delle- confeguenze dannofe , alle quali fi e (pone una popolazione , allora che nafcendo in un fuolo ricco di doni naturali , fi- allontana dalla pallorizia , e dall’ agricoltura^ e fi abbandona ad altri medierà . Per un pregiudizio di vec- chia indituzione 1’ arte fola , a cui quali tutta la plebe di S. Lucido con un cieco fato affida la fua vita , è la pefcagio- ne ma è ben poi a rimanerli forprefo in riflettere che in quello luogo non vi fono proprietarj di kgni da pefca. li folo Barone , per un fentimenta di pietà , ha faputo approda- re qualche legno ; ma che può il buon volere di un folo per •rdidere a’ bifogni di tanti ? Quindi è che la minuta popola- zione ondeggia fempre tra’l mal futuro foccorfo della non fem- pre felice , 0 facile pefeagione , e la codante inoperabile anguda fortuna .

40. Contro di tal viziofa inclinazione trafmeffa dagli avi a’ nepoti , e degenerata in confuetudine , non fi è mancato di approdar freno , e configlio ; ma è ben difficile lo ftrug- gere , e 1 cangiare in brevi anni le codumanze intrufe , e ftabilite dalla vecchia età . Giova intanto lo fperare che lotto l’ amica cura d’ un governo intefo a proecurar la pubblica felicità j codoro diventino una volta più attenti ai propia

bene ,

l

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D^dlle Calabrie. 13

bene , e apprendano a profittare de’ doni , che1 la natura offre loro , e conofcano finalmente il lor danno . Effi hanno copia di acqua , e han penuria di verdumi . Hanno uon corto ter- ritorio, e fcarfeggiano di olio, e raccolgono pochillimo gra- no: procurano iL primo da Nicajlro , e da Borgia in Calabria ultra , e debbono provvederli del fecondo, cioè del grano bi- fognevole per l’ annona, dal Vallo di Cofenza , da Biftgnano •, e da C affano . Il pane comune è di granone , e v’ha fcarfez- za-di legumi. Hanno poco vino , e- debbono dal Dicembre in avanti provveder Tene da Nicajlro. .,c da* S. Eufemia. Potreb- bero avere feelti erbaggi , e hanno poche mandre ; e per tal ramo di paftorizia, lungi dal volerli piegare a contribuirvi la loro opera, fa bilogno di ricorrere a’ pallori della Falconara , e di S. Fili , e a coltoro addarne la cura j quindi mancano i latticiij , e non foto, per la quantità , corrifpondenti al bi- fogno annuale . Hanno pochi buoi1, e debbono valersi de’ buoi di Longobardo , e di Belmonte per la coltura de’ campi . E per le carni da macello hanno pofitivo> bifogno per diece mesi dell’ anno degli animali- altrove nutriti . Manca la tela j e tutta la plebe vede di rozzo orbace , genere di panno , che telfono colla lana delle pecore del paefe . Hanno ne’ propsj monti il cerro , e il faggio , ma non hanno tavole j e quindi debbono procurar Y abete dalla Bagnata , e le tavole da Fa~ fcaldo . Hanno belliffimo marmo bianco , e non curano di farne ufo, di trarne profitto.

Cofìi-

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14 Istoria del tremoto

Cojlitusione dell' aere , e tremoti ,

41. In S. Lucido non godemmo tranquilli dazione; 'Sull' imbrunire del giorno 12 di Aprile deftoflì un grave tur- bamento nel mare. Un furiofo vento da ponente indifcreta- mente agitava la nofìra tenda. Vi fi unirono i tuoni, e quin- di una pioggia dirotta . A tanti molefli incomodi alle ore tre della notte fi uni una fecreta trepidazione; e poi fopravven- ne un breve, ma fcniibile tremore di terra;

41. Nel giorno 13 crebbe a tal fcgno il perturbamento dell’ aria , e del mare , che in quello più parea intrufo un maximoto , che ftabilita una tempefta . . Siccome eravamo col- locati alla /piaggia ; così ci convenne di abbandonare quei fito , e ritirarci colla tenda più addentro terra, e in luogo più rimoto dal mare. Nella notte fu tale la furia del vento, così jntenfo il freddo , e continua la pioggia , che tutti do- vemmo chiuderci in letto fenza abbandonare gli abiti , che avevamo indoffo . Nel corfo del giorno la terra parve Tempre inquieta. Vi fu tremoto verticale a ore 11 , e minuti 31: altro con ondeggiamento alle ore 1 a , e m, 2 : altro leggiero a ore »a , e m. 41 ; e in ultimo foprawenne una fcofia ben forte alle ore 5 e mezza della notte . Il mare , che orribil- mente muggiva, il vento, che ad ogn’i dante minacciava di /veliere la tenda , l’ acqua , che c’ infidiava per tutt’ i lati , il freddo, e 1 tremoto ci fecero in fomma tutta notte una pe- fantiflima compagnia .

43. Nel 14 cefsb la pioggia: calmofTì il vento : con- tinuò il freddo. Dalle ore 22 alle 23 vi furono due tremori

iti

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Delle Calabrie. i$

di terra , la quale parve che pure folle tranquilla tferfo le ore a+. Lo ftento fofferto nella notte fcorfa eligea ripofo, onde non avvertimmo che altro mai folTe avvenuto nel corfo della notte .

4.4. Nel di l$ il mare erafi acquetato , ma non per- ni ife il vento che partir fi potelfe . L’aere era fcreno ; la terra ciò non ollante tremolò alle ore 1 1 , e m, 8 : fa però cosi breve , e fugace il tremore , che fe ne rimafe in equi- voco;.

Falconimi , FiumefredJo , Langobarde .

45. Mandammo ad efplorare le cofe avvenute nella Fal- conara, in FiamefredJo , e in Longobardo . Il Signor Sebajlìani ci riferì che leggeri (Time alterazioni erano colà avvenute.

46.. Noi parlammo col P. Arcangelo Maria Bruno de

Minima. 01 n.Ui fatti db*l di t3 di Àdarzo

era in colloquio nella fua danza con un amico- di robufta corporatura, allorché fopravvenns quel graviamo tremoto; Efii furono forprefi da tale {componimento , che nulla giovò loro l’efierfi ricovrati fotto l’ arco della porta tenendo diftefe k braccia , e attaccata la palma dell’ una e dell’altra mano filila parete della porta defia j poiché efii furono , mal grader tal aflicurazione , . fattamente coneullì e difordinati , che fi videro obbligati ad afferrarli inlieme j e così a {lento 1’ uno fofìenne a vicenda 1’ altro , e mancò poco che amendue non fiero caduti a terra , tanto potentemente ondeggiava il Aio- lo , e tremava l’ edificio .

47. In quello territorio vi ha copia di minerali ;

Sicco-

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Istoria del tremoto

Siccome fino dall’. autunno dello feorfo anno 1782 fu per noflra. opera cominciata ia raccolta di tutti i fojjili dell’ una , e dell’ altra Calabria , , non folo .per illuflrare una parte della minera- logia del Regno , la quale finora è tanto celebrata per una vaniti di tradizione, quanto è in realtà tutta ignorata; ma eziandio per dare un cominciamento al Musèo Accademico , in aii abbiamo già radunato moltifiìmo materiale : cosi ci atter- remo per ora di favellare de fojjili di quefto territorio, e del vicino monte Cocuzza : e attenderemo che tutto il redo de’f fo ffli delle Calabrie fìa raccolto , per poterne , fra breve rempoj ragionare col linguaggio dell’ arte , e della verità , e con auten- tiche offervaziorii .

48. Accenneremo fol tanto che in quelli luoghi vi ha tri- poli eccellente (1) ; vi fono ottime fofìanze boleri ,.e vi ha foprat- tutto copia prodigiofà di vitriolo, e di nitro ,che formar potrebbe Un ramo di nrilifiimo rommf'rrin enfi- tntrp , dpllp quali non latteremo di prefentare tra poco appiè del Trono un faggio non ipotetico , ma reale .

Jòclmontc 4’ lì;

49. Palla m nto a Belmonte , fituato tra Fiumefreddo , e ’l promontorio Lino . Ad onta dell’ eminente fua giacitura ,■ quello paefe non giugne a feovrirfi da coloro , che vi per- vengono per la Ipiaggia di Fiumefreddo , fe non quando fi

acco- rri Il Sran Linnéo non Ignori che nel noflro Regno vi ha 11 tripoii.' Per ora non fappiam dire fe altrove fe ne trovi tra noi , o fe egli aveffe parlalo dello Jìeffo tripoii , di (ili faccialei parola. Vegga fi S/fl. Nat. t.g. p. IO*.

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Delle Calabrie; rj

accodano al Vere: fiume, che non fu dalla natura fituato tra Fiumefreddo , e Belmonte , come è fiato in alcune carte fegna- to $ ma che bagna le bafi di Belmonte dal Sud , e non dal Nord . Di fatto , guardandoli dal mare , fi oflerva che Bei- monte rimane a finillra , il Vere refia nel mezzo , e quindi dalla diritta , dopo qualche fpazio lungi dal Vere , fuccede il fiume Catacajlro .

50. Belmonte non andb immune da’ difaftri comuni; Generalmente gli edificj fono lefi . La porta , che dall’ EJl preda l’ingrelTo agli abitatori, è di momento in momento in pericolo di cadere. Il foprafìante caccilo è nelle interne Lue membra altamente magagnato ; e quafi tutta la porzione fupe- riore è in una parte minante , e in altra diroccata . Da tali mine in fuori non ofiervammo fenomeni degni di attenzione. Se ne vegga il difegno nel Rame fegnato col num. II.

5 1. Quello paefe fu in altra età riguardato come il giardino della Calabria . V i era copia di faporofi frutti , e vi fi facea commercio di limoni , di aranci , e di cedri . Ora non vi ha penuria di tali grazie della natura ; ma al dilette- vole , con provvido intendimento , fi è proccurato di fofiituire 1’ utile e 1 necelfario , mal grado l’ inofpite Umazione della fpiaggia , e l’ afpra pofizione del monte .

5 2. L’ arena è tutta quarzofa accanto al mare . La forn- irmi del lido è frequentemente fparfa di uno fchijlo micaceo vagamente lucido , e a vario colore . V’ ha copia di pietre parafitiche : quindi v’ ha il quarzo , e lo fpato . V’ ha un ge- nere di pietra verdaftra di lordo pulimento, eh’ è forfè quella fìelfii , che ’l Barrio credette marmo . Vi s’ incontra frequen-

Q temen-

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1 8 Itoriadei.tr e m o t o

temente il granito , ma villano , per così dire , e non già nobile. La pietra calcarea non vi li rinviene tutta fch ietta ; e in mezzo alle lapidee congeftioni gregarie , delle quali ridon- dano que’ terreni , quella , che ve n’ ha , o non è feelta con arte , o non fi fa cuocere , e preparare con pazienza , e eoa arte badante per ricavarne calce perfetta .

5 3. Dalla parte , che riguarda il mar tirreno , in alcuni luoghi v’ ha copia , in altri v’ ha penuria di terre vegetabili. Quella condizione di terreno degenera di mano in mano ; coficchè dal filo de’ Cappuccini fino a molta parte del monte, appellato FagorotonJo , vedefi che fparfamente in un luogo abbonda la creta , e in alcun altro la /abbia , la quale è elida a poca terra vegetabile , e a molta creta : cofa , che ren- de que’ terreni ingrati alla mano dell’ agricoltore . La pie- tra , che univerfalmente quivi fi rinviene , e che pare che ufurpi il luogo di tutte le altre, le quali notammo , e che quivi più non s’ incontrano , è lo Sc'iijto . Non è da per tutto lo dello : ve n’ ha del pingue , fragile , e all’ afpetto , e all’ odore fomigliante alquanto alla pietra /alila ; e ve n’ ha dei duro , a calar fofao , e fijjile in frantumi . N’ è molto varia la giacitura! altro è fintato a drati orizzontali; ed altro a Idrato obbliquo, o perpendicolare: circodanza degna di ellere notata, come quella, che coftituifce il carattere di quafi rutta la pietra, di cui abbonda l’orrido adiacente monte Co- cuzza .

Lue

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Delle Calabrie.

Lago , Laghi fello , J\ Pietro .

54. In Belmonte noi dovemmo per molti foggiorna- re; ma non vi rimanemmo inutili del tutto. Cercammo d’in- dagare fe ne’ vicini paefetti di Lago , altramente detto Loco f di Laghitello f e di S. Pietro erafi eftefa la defolante forza del tremoto . Quelli luoghi fono podi ne’ colli interiori , che ftanno a dirimpetto di Belmonte dall’ EJì al Sud. Pochiffime, e leggiere erano Hate le alterazioni quivi avvenute .

' '* -,

Amanti a .

55. Non pub dirli lo Hello di Amanti a . Quivi turono tali le lefioni , che vi li produlfero dal tremoto del z8 di Marzo , che que’ mefchini avanzi dell’antica Nepezia , per molta parte , non fono più affatto abitabili .

Cogitazione del tempo , e tremoti.

56. Noi rimanemmo fequellrati nell’ inofpite fpiaggia di Belmonte fino dal 16 di Aprile . L’ aere era fereno . Nella fera verfo le ore 23 la terra ondeggiò con eguale mof- . Alle ore 3 , e minuti 7 tremò .

57. Nel martino del 17 l’aere turbofli , e fi difpofe alla piova . Ci feparammo dalla Compagnia , che lafciammo alla fpiaggia , e col Signore Schiant'arelli ci avviammo a Bel. monte . Per idra da ci lòrprefe una pioggia dirotta . Sul mez- zogiorno vi fu picciola feoffa . Tornati alla fpiaggia , fummo

C a for-

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so Istoria del tremoto

forprefi da lieve tremoto alle ore ai, e i minuti . Nella notte non avvertimmo altro.

5 8. L’ aere nella mattina del 1 8 era ingombro di nubi: fpirava Libeccio . Verfo il mezzodì piovve alcun poco. Nella fera tutto era occupato da denfa nebbia. Verfo un’ora di notte la terra ondeggiò $ e alle ore 3, e 19 minuti forte- mente fi fcoile . Tutta notte il mare durò nello Hello diftur- bo , in cui flette per tutto il giorno , Ci fi riferì d’ efiervi fiate altre due fcolfe , che noi non avvertimmo .

59. Nella manina del giorno 19 l’aria era tranquilla» e tiepida : il giorno fu placidiffimo . Quali alle ore 15 vi fu breve, e tremula molfa , che replicò alle ore 16 . Alle ore a 1 , e s minuti la terra ondeggiò molto : a un’ora, e iS minuti tremò . Il mare era in calma , ma l’ atmosfera era ingombrata da nebbia.

Parleremo in altro luogo delle ojfervazioni da noi fatte nel nojlro viaggio per la Calabria Citra.

Pizzo ;

60. Eccoci al trillo punto, ove cominciammo a fentir parlare di morte . Fino a tal pafTo non fi erano a noi parati davanti per farli ollervare , che imperfetti , o quali interi fconquallamenti ; ma , con nollro dolore , nel Pizzo non folo trovammo il più compiuto rovinìo di edificj , ma cominciam- mo a inorridire per lo llerminio de’ nollri limili . Quello è il primo paefe , che , feguendo la fponda , fuccede all’ Angitola.

Elfo

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Delle Calabrie; si

EiP> non c già l’antica Ncpezia , la quale è propriamente quella , che or di ce li Amanùd ; ma per l’ oppolito è recente opera di non vecchia età. Stà limato fui mare , ed era ornato in qualche modo di grazioli edificj . Principiarono i di fa Uri nel 5 di Fcbbrajo : crebbero nel 7 dello ftelfo mefe : ne fu compiuta la devalìazione net a 3 di Marzo . Pochif- fime abitazioni furono efenti dalla totale ruinaj e di tante fabbriche rimafero appena elidenti alcune tele di muro, ancor effe malconce . Tutu la ferie de’ cafamenti o era collocata lòpra uno fcoglio , o attaccata al dorfo dello fteffo , 0 limata fulla faccia del monte , che fucceffivamente li collega col ter- ritorio di Monteleone .

61. La parte fuperiore de’ terreni del Pizzo è fparfadi amenillìmi vigneti . La breve pianura , e i vicini colli fono ornati o di gelli , o di fichi , o di olivi , 0 di verdi biade . Oltre al vantaggio , che agli abitanti preda il terreno , e ili traggono dal mare non indifferente fuffragio j come coloro , che fono polli in una vantaggiofa marittima fituazione . Que- lla circodanza in qualche modo non gli rende gratiliimi alla bella indole de’ loro terreni , convenientemente indudriofi nel coltivare le arti , e i meftieri . E Ih preferifcono a tutt’ altro la pescagione , il traffico di mare , e la vettura terrcjlre .

6 a. La pe] cagione , che più li tiene occupati, è quella delle tonnare : genere di pefca , che li fa comodi , e li colìi- tuilce provveditori di molta parte di quel vitto , che da tal mediere può trarli.

6 3. Il commercio di mare è attivo per elh , e pallivo per la provincia j poiché il numero de’ piccioli legni , che

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za Istoria del tremoto

effi polTeggono, li mette in i flato di far traffico per lo tra- fporto de’ generi da fpiaggia a fpiaggia , e foprattutto da quella provincia a quella capitali .

64. La vettura terrejlre li rende utili alla provincia , e fpecialmente alle città vicine, perchè perla copia degli animali da vettura rimane per e(Iì facilitato il trafporto nelle interne parti non folo di que’ generi , che offre il vicino continente di Calabria $ ma eziandio di quelli , che per via di mare tra’ medefimi pervengono.

65. Parrebbe ragionevole il credere che da quelle cir- coflanze dovrebbe produrfi abbondanza , e ricchezza ; tutta volta i ricchi fono pochi , le perfone comode fono varie , ma il reflanie è mifero: tanto egli è vero che non v’ ha ricchez- za generale , quando il traffico è diretto così , che l’ utile maffìmo ridondi in bene di pochi , e per contrario la rima- nente numerofà parte , per molto che fi affatichi , il più , che ne trae, fi riduce al beneficio di guadagnar la vita.

66. Il terreno del Pizzo è per molta parte ricoperto di ottima terra vegetabile . V’ ha copia di granito , di quarzo , di fpato , e di gejfo ; ma non v’ ha pietra calcarea pura , e fch ietta j quindi è , che quefìo luogo , quando non vi fi ufi indufrria, aver non può calce perfetta. A ciò fi aggiunga che P arte di fabbricare è quivi i conte in quali tutta la Calabria , praticata fcnza gufìo , e fenza intelligenza .

67. Nel territorio del Pizzo noi trovammo alcuni bel- liffimi materiali proprj a illuflrare la fioria naturale de fojfi li di Calabria ultra ; ma per dura fatalità rimafe fommerfa in mare la calia , in cui li confervavano quafi tutte le moftre

rac-

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Delle Calabrie, 23

raccolte; fi è però data opera, indicandone i luoghi, di far- ne nuovamente raccogliere delle altre . Vi ha mediocre mar- mo fianco , ve n’ha del nero , e ve n’ha del giallo nel vallo- ne , chiamato trentacapelli . Quivi vi è molto quarzo , e tra elio ve n’ha di diverfi colori, fpiecialmente in contrada Me- li zzi na .

68. Evvi in oltre nella contrada, appellata cento fonta- ne , copia di Dentali , e di Echini (1) di fpeciofa grandezza, ' Finalmente vi fono grolla malli di g-anito ; e ve n1 ha di quello , eh’ è molto fino , che appare vagamente colorito , e che prende un lucido perfetto .

Epidemìa nafeente . Stato deir aere , e tremoti .

69. Per le olfervazioni del no Uro dotto Collega il P. Eliféo della Concezione , X aere del Pizzo fa ritrovato d’ una mediocre bontà . Potrebbe Ilare che in altre circo- ftanze ne fieno (late più lodevoli le condizioni , ed è a te- merfi che l’ aere avelie ricevuto alcun torto dall’ aggregato di quelle ftefie non innocenti cagioni , che ne aveano deturpata, come innanzi diremo , l’ intera mafia . Ciò , che v’ ha di ve- ro, fi è che la falute era di molto alterata ne’ folti , e me-

fchi-

(l) Siccome molli di quefli fcJJiH non fon» petr'ficati , coll lungi dal fervirci delle voci Dentatiti , Echiniti tc. , /limiamo più uniforme ella dolcegga delle nojlra favella il nominarli Dentali, Echini ec. ; e nel fare cib abòiam creduto di ricalcare le orme fegnate dal Redi , ebe in fimili ce- fi fi attenne allo Jicffo partite. Preghiamo i Lettori di aver preferite quefla nota nel corfo dell' Opera .

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Istoria de l tremoto

{chini abituri , fparli lungo la fpìaggia del mare . In quelli accefe febbre di reo coftume , che minacciava di divenire popolare ; quindi per così urgenti circoftanze Colui , che nella defolata Calabria fpandea l’ amica , e benefica luce del Trono , con provvida cura , e con felice vigilanza fi appigliò al par- tito d’impiegare l’autorevole fua mano per farvi sfollare le baracche , e per inculcare la pratica di tutt’ i prelidj necef- farj , onde allontanare gl’ i finimenti della putredine , e fiabi- lire quelli della làlubrirà . A quefii utiliffimi accorgimenti fa col più foave , e follecito modo non folo unita 1’ autorità , ma abbondevolmente accompagnata la caritativa fowcnzione ; Senza così pronte , e fagge riparazioni era molto a temerli de’ rapidi progredì di una febbre già inchinante a divenire epidemica , e tutta fimile a quella , che i medici chiamano da carcere , o da fpedale .

70. Il Pizzo nel tremoto del 1638 fogglacque a qual- che {componimento j ma il fenomeno , che principalmente vi fi notò , fu una folenne fcccazione , che di repente il tremoto produfle nel litorale : il mare laficiò le fiponde a fecco , e ne retrocedette quali per due mila padì . Il Padre Recapito , che di udita riferì il fenomeno , non ne ifivelò la durata .

71. Nel tremoto del 1659 il Pizzo rimale conquajfato j ma non cadde in ruina (1).

71. E' notabile che il fenomeno di quel primo danno e del retrocedimento del mare avvenne nel 27 di Marzo del 1638, verfo 1’ ora ventuno .

73. La

(i) Vedi Vincenzio d’ Amato I. c.

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I

Delle Calabrie. a;

73. La mina compiuta, che il tremoto del 1783 pro- duce nel Pizzo , avvenne nel a 8 di Marzo verfo le ore venti due . Noi trovammo fgombrato lo sfafciume delle fab- briche crollate j onde nulla olTervar potemmo . Si poffono ve- dere i Difegni fattine da’ Signori S 'chiamar eli j , e Stile j e da quelli, che fono al num. Ili , e IV, fi rileva il diroccamen- to avvenuto .

74.. Nel Pizzo fu da noi per la prima volta fentito quel terribile Rombo , di cui tanto ne aveano in altri luoghi a noi detto . Non polliamo negare che rimanemmo più che abba- fìanza attoniti , e percoli! da tale fpaventevole nuncio di vi- cino tremoto .

75. Noi raggiugnemmo la Compagnia , che ci attendea al Pizzo , nel z6 di Aprile . Quivi udimmo il Rombo , che precedette il tremuoto della mattina del 17 dello fteffo mefe . Quello , che accompagni» il violento tremuoto del

di Aprile , per quanto ce ne riferirono, fu fuperiormente più fonoro , ma non giunfe fino a noi , che in quello flelfo giorno eravamo in Cofenza. E’ notabile che ivi non folo non fi udì affano quello fpaventevole Rombo ; ma la (Iella violen- tile ma feoila non giunfe colà , che fono il carattere di un di/creto tremore della terra .

;•••****

76. Credemmo troppo opportuno il dividere le imprefe. Abbandonammo quindi le fponde del mare , e ne affidammo a dotte menti l’efplorazione. A taluni de’ nolìri dotti Colleghi furono affidati altri interelfanti luoghi , e per nr-ì rifervamir.o

Tj c,

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ì.6 Istoria mi tremoto

quelle parti, delle quali di mano in mano faremo parola.

Monteleone ,

77. Vifitammo Monteleone, città magnifica , ed emula illuflre delle poche città, ond’ è Calabria ultra ornata. Remo» ti, remotiffimi principi falche Scrittore le accordò; e v’ha chi con l’antico lpponio affatto la confufe. Altri con piu di* fcreto partito la credettero la ftelfa , che Vibone Valenzia . Altri finalmente in elfa riguardavano unite le reliquie d’ lp per- nio , e di Valenzia.

78. Ciò, che v’ha di vero, fi è che efiflono ancora i rimafugli di un muro , che appartener dovette a una città di valla ellenfione , a cui ben grullamente Appiano attribuì il pregio d’elfere una delle fette più celebri dell' Italia. Quelle vecchie reliquie di muri fono formate a modo di g ardi pezzi quadrati, di una fazione fiutile a quella de’ muti Etr fa , de’ quali il Gori ci diè contezza . Nel fito più eminente di tale recinto trovali edificata Monteleone ; ma fventurataroente in quella città non efilìono delle antiche bellezze della illuflre Vibone , O Vbbone , fecondo i detti dell’ infigne Mazzocchio , altri fegni , che gli avanzi dell’ ampio muro , come tellè di, cemmo. Quelli furono miferamente a brani a brani fchiantati dalla loro fede , e da imprudente mano confufi tra le fabbri- che d’ogni fotta , per edere miferabile tellimonianza dell’ antica loro gloria, e delle barbarie de’fecoli più a noi vicini.

79. Monteleone dee la continuazione della fua fuccelfiva bellezza al rifloro, che le appreflò nel fecolo undecimo il

Conte

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D ti i e Calabrie. 27

Conte Ruggiero ; e v’ha chi pretende che debba ancor molto alle provvide cure dell’ lmperador Federico .

80. Qualora voglia porli mente alle immenfe mine al- trove avvenute , forfè fi troverà che in Monteleone furono tiferete le azioni del tremoto ; mal grado che cib non polfa negarli , non è perb che non ne follerò notabili i difadri. Oli edificj per la maggior parte furono altamente offefi prima dalle fcolfe del 5 di Febbraio , e poi da’ fucceffivi tremoti di Febbrajo medelìmo, e di Marzo .

81. I più fontuofi Tempj 0 furono malmenati, 0 fpinti alla rovina. Gli edificj più valli furono rotti, e fcompofli. Le cafe volgari furono o magagnate del tutto, o in parte le- fe . Comincio lo fcompiglio dagli edificj elidenti nella cosi detta Jìrada de' Forgiarli e di mano in mano, ciò, che prima te db rispettato , cadde poi nella defsa mifera forte de’ primi cafamenti; di modo che pochifiime furono le abitazioni , che rimafero immuni. E ancorché molte fabbriche modralfero un ederiore fano , e non lefo ; tutta volta le interne parti non poterono una eguale immunità odentare . Non pub dirli che il difadro fia dato maggiore ne’ più alti , e minore ne’ più baffi edificj . Quei , che furono devadati , furono tutti con eguale legge percoffi. Di fatto il fuperbo, e fodiffimo ca del- lo del Conte Ruggiero , che giace nella più alta parte di Monteleone , benché foire dato fol tanto in alcuni fiti fpe- ciali magagnato; pure in quelle porzioni, che ne rimafero la- cerate , elfo non fu più diurnamente trattato di quello , che fu trattata la più umile , e balla cafuccia delle tante , che erano pode lungo la Jìrada de' Forgiari : con 1’ oppoda circo-

D 2 danza

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iS Istoria del tremoto

Ilanza che la prima è fabbrica d’una confidenza , e folidità di raro efempio , e la feconda era un mefchino aggregato di terrai oto.

8i. Ciò , che di più notabile offervammo jn tanta ro- vina, fi fu il capriccio , col quale la natura efercitò l' impe- riofa forza del fuo furore. Lungo le de de firade , e le fìeire fabbriche , che erano polle in una medefima direzione , ve- deanfi rifpettate apparentemente una o più cafe, nell’atto che tutta la rimanente parte de’ contermini , e fucceffm editicj miravafi miferamente diftrutta . In confeguenza di tale ftra- nezza pub bene aflTerirsi che la rovina fu fparfa con legge tale , che vi furono de’ fiti , ove non parve diretta , ve ne furono altri, ove fembrò appena minacciata , e finalmente ve ne furono alcuni, ove fu del tutto compiuta.

83. Mal grado il non elferfi prodotte lacerazioni , e fenditure nel fuolo, pure era frequente cofa l’oilervare rivol- ti , e come fchiantati dalla loro fede i fondamenti degli edi- fici minati . Univerfalmente trovammo così attivamente , e a brani a brani disfatte le fabbriche , che o le pietre fembra- vano nettamente fvelte dal feno della calce , in cui appariva- no i fecchi alveoli , ove effe pietre ripofavano , o la calce medefima , come repulfa dalle pietre , fembrava triturata , e ridotta in rozza polve . Nell’ uno , e nell’ altro cafo era però collante la fpiacevole circo tlanza della non buona qualità del- la calce , la quale ha quivi quelle imperfezioni medefime , che in quella del Pizzo olfervammo ; con una differenza che, equiparando quella degli altri edificj rovinati colla calce efi- llente nell’ antico cajltllo del Conte Ruggiero , era facile il

rile-

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I

•Delle Calabrie. 29

rilevare di quanto quella fotte in condizione fuperiore a tutta l’altra: tanto le arti più utili a’bifogni e al comodo della vita, hanno perduto dell’ antica loro dignità; e tanto da que’ fecoli, che noi oggi chiamiamo barbari , le arti utili, retro- gradando, hanno ceduto il loro imperio alle arti , figlie dell’ allettamento , e della leggerezza del cuore , e dell' ingegno umano .

84. Generalmente la perdita degli edific}, de’ mobili, e de’ comodi fu fcmma : eccedente fu lo fpavento , molto di- fcreta la mortalità . Non fummo al cafo di olTervare per quali direzioni erano Hate rivolte e precipitate le cafe , perchè la provvida cura del Governo ne avea fatto fgomberare quali tutte le ruine . Notammo folo che le leftoni erano comuni per tutti gli afpetti . Ci fi parlò molti (Timo del rivolgimento di una Croce , che diceali a modo di J pira raggirata; ma tro- vammo che il fatto non corrifpofe alle voci.

85. 'Vanamente cercammo d’ indagare fe nell’ arto antece- dente a’ tremoti, o ne’ fucceflivi tempi erali prodona alterazione alcuna nell’ acqua , nel vino , nell’ olio , e negli altri fluidi . Noi ricevemmo rifpolle cotanto contraddittorie, ed equivoche a fegno , che fu facile il capire che lo fpavento non avea lafciato libero il corfo all’attenzione . Univerfalmente perì» trovammo vero che per l’ immenfo eccedente primo orrore erali in tutti dettato un tumulto tale di affetti , che quello , rapidiflimamente degenerando in una fpecie di ecclilfi di ra- gione , terminò in una ttupida , e inconcludente inazione . Udimmo dirci da molti che la loro macchina rimafe per lun- ghi giorni abbandonata al tormento d’ una si grave , e irre- quieta mobilità , che gli uomini di più determinato coraggio

non

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jo Istoria eel tremoto1

non fapeano più llelfi in fe medefimi rinvenire , rincorarfi . Molti di co fioro confellarono di avere in que’ mo- menti avvertito un certo che di fievolezza , e di lenta pena o nello ftomaco , o nelle reni e genere d'incomodo , che in progreflò trovammo di edere (iato quali da per tutto comune.

86. * Pub comprenderli bene che quello profondo di- fhirbo deir uomo in tale occorrenza non dipende tutto dallo fpavento : una gran parte del difordine fiCco , e morale fi dee attribuire alla llefsa fatale convullìone della Natura, che altera fenfibilmente la macchina umana j e alterandola , feon- certa lo lpirito così nelle fue idee, come nelle lue rifoluzio- ni . Il filìema filico , e 1 morale hanno tra loro una lìretta corrì- Ipondenza : lo flato dell’uno fiegue fempre lo flato dell’ altro .

87. Grande fu poi lo feomponimento , che dal tremoto negl’ irragionevoli erafi prodotto . In elfi fu offervata un’ an- tecedente irrequieta, fmania , ed una fufleguente pavida taci- turnità . Ciò erafi foprattutro avvertito ne’ cani ; coll’ oppolìa circollanza che gli afini furono fempre molefli , ragghiando ugualmente forte , e prima del tremoto , e quando , quello celiando, non v’era più ragion di ragghiare .

Cojlituzione del tempo , e tremoti -

.... . , c ; r j

88. Trovammo llabilita nella maggior parte degli abi- tanti l’opinione che, 0 dettandoli , o celiando la piòggia , fi era nel pericolo di rifentire il tremoto . Di fatto volle il calo che tale credenza, lungi dal rimanere fmentita, ne fotte Hata anzi dall’ evento giulìifìcata . Nella fera del a 8

di

Delle Calabrie. 31

di Aprite , dopo una deafa nebbia, l’aere turbofli, e gradata- mente fopravvcnne una pioggia fonile nella piena notte . Cefsata quella appena , immediatamente fi udì un ofcuro rombo unito a lieve tremoto . Ricominciò la pioggia , e alternativamente celfando per quattro volte , ritornò il rombo , e col rombo il tremoto. Ciò avvenne dalle prime ore della notte fino al mattino.

89. Mal grado la verificazione di tale credenza popo- lare in quella volta , e in altre , non è però a farfene una legge collante j poiché , come in progrelfo olferveremo , noi lleifi fummo tellimonj de’ ritorni de’ tremoti in tempi rimoti dalla pioggia . Dal momenro fatale , in cui elfi cominciarono in Calabria , fino agli fcorfi giorni, le ricorrenze di quello ter- ribile flagello non han. ferbato tempo prefciitto , ore determinate . Ve ne fono flati in varie ore del mattino : fe ne fono lofferti in varie ore del giorno: fe ne fono intefi in di- vef fe ore della notte . Tutto ciò è feguito e con aria torbida, e con aria ferena, e fpirando non Angolari venti, ma qualun- que vento j ma di ciò faremo parola ne’ fuoì luoghi opportuni.

90. Nel 39 di Aprile fino alla mezza notte feguente non fummo liberi di tremoto . Le fcofiTe non furono gran fatto rifentite ; ma la terra rimafe in una' tacita , e lunga trepidazione . L’ ago della, nolìra bullola era fovente prefo da un lievilfimo tremito. Collantemente fu offervato che al tre- moto fi unì un vento meridionale impetuofo .

9 1. L’aere di Monteleone , ad onta della nobile ampiez- za delle lìrade , e della vantaggiofa fituazione , con cui rimane per ogni dove efpolìo a tutti gli afpetti , non è di una coftante falubrità . La nebbia vi forge con molta facilità , e

fre-

Istoria del tremoto

frequenza o nel mattino , o preffo all’ imbrunir del giorno . I venti del mezzogiorno , e 1 grecolevante con alterno improv- vifo giro più lo tiranneggiano, che! poffedono.

91. Siccome lo fpavento , e l’infelice momentaneo bi- fogno della predante fventura furono i primi operatori , che direffero la cotlruzione delle baracche , per porre a coverto la falute in una fìagione funedata dalla pioggia , da’ tuoni , e dal freddo ; così oilervammo che egualmente in Monteleone fuccedette ciò , che noi in tutte le altre terre defolate ve- demmo j vale a dire , che le baracche furono per lo più tu- multuariamente, e come l’una premendo l’altra, coftrutte, e affollate : circodanza , che in alcuni fiti non rendea van- taggiofa , falutare la condizione delle precarie abitazioni . In progredì) per la vigile cura di Caldi , che , mefcendo alla più obbligante umanità il più autorevole contegno , attendea al ben comune , videro erette altre baracche col provvido intendimento di falvare egualmente i diritti della fan ita , e quelli del maggior comodo della vita.

93. L’ Illude Duca vi pofftede una nobile, e agiatiflima baracca , provvidamente in altra età fabbricata per ricovrar- vili da’ tremoti. Quella nell’ univerfele fcomponimento non ri- mafe punto , poco alterata . I Rami delle rovine di Monte! ione Inno fegnati co’ num. V, e VI.

* * * *

94. Quella città ha graziofo , fertile , e fpaziofo terri- torio . Non ha penuria , ma abbondanza di generi di prima

neccf-

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/

D e u E' Calabrie'. 33

neceflìrà : ha copia di quelli , che fervono al femplice piacere della vita : ed era ricca abbaftanza per provvederli di que’ di luffo . E’ folo a dolerli che la popolazione è fcarfa , e in con- feguenza ineguale alla valla copia, e al bifogno de’ terreni.

95. In quella bella città la popolazione è inchinata alla officiofa ofpitalità . Gl’ ingegni fono vivaci , penetranti , e pie- ni di accorgimento , e di nobile contegno . Ad onta della {ven- tura fofferta trafpariva in mezzo al comune difcapito un rag- gio di un certo lullro , .che indicava a chiare note l’abbon- danza di quell’ agiatezza , che vi li godea dianzi . Quindi le arti, i meflieri, e la mercatura erano in così lodevole flato, che Monteleone oltre di potere per tale articolo gareggiare colle principali città delle Calabrie , potea ancora riguardarfi come il luogo , donde molta plrte della Provincia , traeva i mate- riali necelTarj al comodo , e agli agj della vita .

96. Ne’ dintorni di quello tenimento li rinvengono di tratto in tratto molti crujìacei , e tejlacei o femplici , o pari- ficati : il che offre un maniferto documento dell’ antico , e lungo dominio , che vi tenne il mare .

97. Monteleone ha il vantaggio di elfere una di quelle, città, che hanno il diritto di dare la norma del prezzo, che annualmente più conviene alla feta . Da quello fteffo genere d’ induflria elfa ritrae non indifferente annuale foccorfo j fven- turatamente però i cafamenti deflinati alla nutrizione de’ bachi furono quali tutti univerfalmente diftrutti : forte, a cui. fog- giacquero non meno le fabbriche , ove ferbavanlì gli fìrettoi da olio , le quali con voce nazionale diconfi Trappeti ; ma ancora le belle cafe di campagna . Quelli difaftri rifeoffero tutta

E . J’ at-

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34- Istoria del tremoto

1’ attenzione della Sovranità . Grandi furono quindi , e giudi- ziofi i modi , co’ quali Colui , che impiego tutto fe Hello alla adorazione dell’ abbattuta Calabria , tentò di rianimare l’ in- tereffante articolo della feta e felicemente il pofe a coverto da que’ danni , a’ quali immancabilmente larebbe rimalo efpo- Ho , fe egli accordo non folle al riparo con ubertofi , e prov- vidi ajuti fomminiftrati colle foflanze del Trono.

98. In quella città , più che altrove , il Vicario Gene- rale Habili la lua fedej ed era ammirabile tofa a vederli con quanta frequenza quivi pervenilfero le afflitte turbe della defo- lata popolazione di Calabria ultra , e citra , e con quale tran- quillità dopo d’ edere Hate accolte, e adorate con pronta, e caritatevole cura , fe ne partilfero benedicendo il facro nome de’ noftri clementiflìmi Sovrani .

* * * *

99. I nove villaggi , che fono uniti a Monttleone , fu- rono ben molto di più della loro città principale malmenati. In e(G non ollervammo fenomeno , che meritato avelie parti- colare confiderazione . I villaggi fono i leguenti , podi per Ordine alfabetico .

Longovardo , detto altramente Longobardi .

Pifcopìo .

Gregorio di mezzo .

S. Gregorio Juperiore .

S. Pietro di Bivona .

Tri par ni .

Vena fuperiore .

Vena inferiore.

Zammarò . Ste-

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Delle Calabrie. 35

. Stefanaconi .

100. Più infelice forte incontrò Stefanacolo , altramente detto Stefanaconi . Quello villaggio, eh’ è profilino a’ confini di Monteleone , fu diftrutto da’ tremoti del 5 , e del 7 di febbraio .

, S. Onofrio.

101. Il vicino S. Onofrio Teppe meglio refiflere agli urti de’ tremoti di que’ fatali , e ne riportò fol tanto grave di- faflro , e non totale ruina 5 ma crollò poi in una miferanda maniera , e divenne uno sfafeiume di ruine fotto la ferocia del tremoto del giorno a 3 di Marzo .

Majorato

loj. Majorato divenne oggetto di orrore . Ne cominciò la deflazione ne’ tremoti del Febbrajo : ne crebbero i danni nel primo di Marzo ; e nel di 18 dello Ile fio mefe ne fu fatta la totale definizione .

Capijlrano , t Montefantoi :

103. Capjjirano , e Montefanto ebbero la medefima iniqua forte di Majorato . I terreni ferbavano ancora i fegni delle fenditure , aperte lungo le bali de’ dillrutti cafamenti .

E a Filo-

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:s6 Istoria del tremoto

F il ogafo , e Pana] a .

104,. Furono colla deda mifura trattati Filogafo , e Pa~ •naja. In efiì fi rinveniva fparfo per tutto un rude ammalio di 'compiutiilìme mine . Nella faccia de’ terreni non fenza fre- quenza fi rinveniva copia di picciole fenditure , e qualche fquarcio di terre , inchinanti al rivolgimento .

Vali clanga , Nicajfrello , d1. Niccola .

105. Per non ifpezzare l’ordine de’ luoghi, e facilitare a’ Leggitori il mezzo di ofiervare la fucceilìone de’ dilaftri di fito in lito , faremo qui parola di Vallelonga , di Nicajlrello , e di S. Niccola . Quelli villaggi furono potentemente fcon- quallati da’ tremoti del di 5 , e del 7 di Fcbhrajo : quelli del primo , e del a 8 di Marzo ne rendettero compiuta la mina . alla perdita delle fole fabbriche fi ridude il danno , ma anche ne’ campi accadde guado , e rivolgi- mento »

106. Le fenditure, odervate in tutt’ i luoghi accennati, non ebbero certo fine, dabilc principio. La loro dire- zione non ammetteva ordine alcuno .

107. Le doti naturali di tutti qucdi terreni fono predo a poco di una fola condizione . La loro diverfa lituazione ne fa diverfa la forte. Altri fono a piano eftefo , altri a piano inclinato, altri a ridodo de’ monti . Vi ha ottima terra ve- getabile , vi ha molta {abbia , e vi ha creta . In alcuni di efll le acque {correnti non fono fempre un idrumento di bene.

. Vi

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Delle Calabrie.

37

Vi fi produce olio , vino, biade, e vi ha copia di gel fi . Efli tutti fono villaggi ; e in confeguenza i meftieri , e le arti quivi fi rifentono della picciolezza , e della naturale anguftia de’ luoghi .

Briatico , e fuoi villaggi .

CT 108. Da’rifcontri a noi dati dal noftro Collega il P. Elifeo , e dal Signor Scbajliani rileccammo che Briatico fu ridotto in un orrendo sfafciume non meno da’ primi tremoti , che dagli urti formidalili de’ fecondi . IL Signor Sebajliani quivi ritrovò copia di nicchj di Serpoliti , di Veneriti , e di Echiniti . Poggiava quello paefe in fu una rupe ben alta , e lontana dalle attuali fponde del mar tirreno quattro miglia in circa .

109. I villaggi di Briatico fono CeJIaniti , Conidoni , Favelloni , Manti nèo , Mandandone, Par.nacone , Parodi Jori , Potenzoni , S. Cono , J1. Cojìantino , S. Leo, S. Marco , e Sci- coni : quelli , dal più al meno , furono tutti devalìati .

Mileto .

no. Pafiammo alla defolata Mileto Le origini di quella città fono involte tra le olcurità della fàvola : effe poffono addurli come uno de’ monumenti dell’ entufiafmo de’ Greci , tanto pronti a mentire , e tutto ad attribuirli , quanto nojofi nel magnificare le proprie glorie. Non è me- no ofcura , e incerta la forte della fua adulta età , perchè gli Storici la traforarono con lungo filenzio. Mileto fi elevò

lu le

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38 Istoria del tremoto

fu le più illufìri città di Calabria ultra , e divenne chiara j da die Ruggiero Bojjfo Conte di Calabria , e di Sicilia la predilette a fogno , che la dettino depofitaria de’ fuoi tefori , e volle fpargere fu lei , appiè dell’ altare del Dio vivente , non lieve parte di que’ beni , che la conquittatrice fua mano raccoglier feppe , e cumulare in fu la mina de’ fuoi nemici . Ciò avvenne in que’ tempi di confufione , e di precaria po- tenza , ne’ quali le belle Regioni , onde fu poi formato il noftro Regno , erano vittima de’ furori della Dinajlia , e di que’ tanti piccioli Tiranni , ne’ quali vi era l’ombra della di- flrutta Romana dignità , vi erano i vizj delle Barbariche do- minazioni , che foppiantarono nell’ imperio gli eredi di Cefaret e vi era la ferocia , e la verfuzia dell’ Araba gente , e dell’ ingordo Greco : quindi Mileto da città ignota ne’ fuoi prin- cipj , e ofeura nella fua adolefcenza , divenne la fede , e , per così dire , 1’ embrione di una Reggia , in cui aprì gli occhi alla luce quel Ruggiero , che in matura età dette forma di Regna alle noftre Regioni , erette in Monarchia l’una , e l’ al- tra Sicilia ; e tutto alforbendo, e a fe attirando lo fparfo Rame del Principato , divenne il primo Re di tutte due le Sicilie , e attùnfe il titolo di Re d’ Italia (1).

ni. In Mileto adunque dalla pietà di Ruggiero Beffo fu eretto il magnifico Tempio di S. Niccolò , e fondato quel Vefcovado, che Francefco Maurolico , imponendo a' contempo- ranei , e alla pofterità , osò di confiderare foggetto alla Sede Arcivefcovale di Meffina. Que fio Tempio fu ampiamente do- tato co’ bei.i del Padre ded' inftitutore della monarchia j e la

magni-

(1) S. Sughiti Cbronicon anno il 30.

1

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I

Celle Calabrie. 39

magnifica fabbrica ne fu ornata co’ più belli avanzi della di- firutta Vi tona .

11 3. In JAileto fteflo fu dalla pia generolìtà del Conte Ruggiero BoJJ'o eretto il nobile Tempio della SS. Trinità , e vi li trafportarono alcune delle fuperbe colonne , che con pro- fana mano erano fiate dalla vecchia età nel tempio di Pro- ferpina collocate . A quello nuovo monumento della fua pietà accordò quel magnanimo Principe ricca , e vada dote di {la- bili beni} e con provvida cura decorò di onori, e di dignità tali quell’ opera della fua predilezione , che , lungi dal cofii- tuirla vincolata, e foggetta alla poteftà della Sede Vefcovile, ch’era ancor ella, come dicemmo , un dono della fua benefi- ca mano , la volle libera , emula di quella , e tutta dal lùo immediato dominio dipendente , come la Chiefa , eh’ efler do- vea la deportarla delle fue membra dopo l’ ultimo di fatale della fua vita .

11 3. Quello nobiliflimo monumento della pietà del Conte Ri ggiero fofienne varie avventure ne’ beni , e nella dignità . Superata tutta l’ ingiuria fattavi dalla durezza del fato politi- co d’ Italia , furono i beni di quefio infigne Regio Padronato da dona mente in parte fottratti alla invafione fattafene ; ed elfendo ormai quelli pallini nel feno originario del Trono , furono dalla munificenza di Ferdinando IV, Pio , Felice , Augujlo Regnante , collimiti in parte de’ fondi dotali della fua Reale Accademia delle S. , e delle B. L. , nel provvido minijìerio di Giufeppe Bsccadclli , Marchefe della Sambuca .

114.. Il Tempio della Rcal Badia fu nel 1638 altamen- te percolfo dalla furibonda rivoluzione tifica, che in quell’età

fcolfe ,

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40 Istoria del tremoto

fcofie , c defolò l’una, e l’altra Calabria (i) ; e nel 1659 non andò immune dagli urti del tremoto , che turbò Mileto , e i Tuoi cafali (2) . Con decenza ne furono ri fiorate da prov- vida rfiano le ruine $ ma era riferbato all’ età noflra l’ infor- tunio di vedere diflrutta un’opera, rifpettabile egualmente per la fua magnificenza , e per la nobililfima origine fua .

11 5. Nel cinque di Febbrajo alle ore 19, e m. 15 fu dunque in breve illante irreparabilmente tutto da cima a fondo infranto , e nabiifato il magnifico Tempio della J*f. Trinità ài Mileto . Non rimafe feguo , orma alcuna della grandiofa bellezza di quello facro edificio . Sopravvan- zarono appena alcuni pezzi del muro efleriore , e quefli fono anch’ elfi rovinevoli ; e rimafe efiflente una tela , tronca , e fquarciata , del muro laterale , eh’ è fituato a man diritta . Appiè di tal muro giacea il maufolèo di Ruggiero Baffo ; e nella faccia del medefimo efifleva un picciolo marmo , intorno a cui v’ era in caratteri colorati una brieve iscrizione , come fi offerva nel Rame , che fu quello articolo fi rinviene .

1 16. Or quello maufolèo di Ruggiero Baffo , e quello della Contelfa Adelaide , moglie del medefimo , rimafero pro- fondamente fepolti lotto le ruine della valla mole equata : nella caduta di quella fu notabile che tutto ciò , che crollò , non tenne , cadendo , altra direzione , fe non quella dell’ aperto vano della Chiefa. In elfo dunque precipitarono tutto il tetto, quali tutto il campanile , gli altari , e la malli ma parte de’

muri

(a) Agazio di Somma bifl. racconto de terremoti dell * Calai, fot. 70.

(b) D. Carlo Torci, ttc rapp. manofer.

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Delle Calabrie;- 41

muri laterali j e di tanti materiali non ne minò al tir fuori , che tenuiilìma porzione . Se ne ofTervi la figura nel Rame VII.

1 1 7. Non ignoriamo la diana opinione del Collenuccio , a cui piacque di fupporre che Ruggiero Bojfo folle flato al- trove fepolto . La repubblica de’ dotti ha troppe ripruove della facile inconfideratezza di quello autore , il quale fre- quentemente fi dilettò di mafeherare colla fpoglia della criti- ca il mal talento della calunnia.

11 3. Si dette opera di redimere dalle mine il nobile maufoléo del Fondatore del Regio Padronato, di cautelarlo da ulteriore fuccelfivo infortunio , e di ferbare alla memoria de1 poderi un monumento così rifpettabile , e facro . E perchè nulla fu ciò folle trafeurato , fe ne fece con diligenza ri- trarre il difegno del maufoléo , e della ifcrizione , eh’ è fiiper- dite ancora nello fquarcio del rimanente muro .

119. In quedo maufoléo vedeli in uno de’ lati fcolpita una fedia curule . Alcuni potrebbero da ciò trarre argomento, onde fofpettare che quedo potei fe appartenersi a perfonaggio della Gentilità ; ma quando li porrà mente alla facilità , colla quale li fece ufo in altra età de’ rimafugli , e delle illudri mine dell’ antichità , fe ne deporrà ogni fofpetto : e non folo li conofcerà con quanta fallace loica li vorrebbe far Credere inelufo in un tempio facrofanto il farcofago di un uomo de! gentilelimo ; ma , meglio ragionando , s’ intenderà finalmente che ficcome non li ebbe difficoltà di far fervire all’ ornamen- to di quedo facro tempio gli deffi fpeciofi avanzi di quello di Proferpina ; così non fi ebbe ribrezzo di faT fervire- per farcofago di un Principe cridiano un maufoléo , che èra dato

F impie-

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4* Istoria del tremoto

impiegato a cuftodire gli odi , o le ceneri di qualche illuftre perfonaggio della profana antichità .

no. Vi era nell’alto del termine di quello muro, che giace a delira , uno fquarcio di tonaca , denudato in modo , che apertamente mollrava di edere di un’ epoca men vecchia di quella di un altro fottopodo Arato . La novità vi attirò lo fguardo : e approdi mandoci per efplorarlo , ci avvedemmo d'un piè di lettera non picciola , che ufeiva da’ lembi della tonaca lacerata . Con arte tentò di divellere la crolla , che tena- cemente ingombrava le lettere fottopolle, e con forprefa feo- vrimmo un avanzo d’ infcrizione , troncata dalla ruina del mu- ro , e magagnata dalla tenacità della tonaca fovrappofta .

ni. Tutto che li folle ufata ogni podìbile diligenza per ifeoprire l’informe avanzo di tale ifcrizione j pure fu vano lo fperare di poterne con nettezza, e fenza troncamento ritrarre , e traferivere tutte le lettere , tra per la rovinevole condizione della fabbrica , e per l’ oltraggio , che la tonaca vi avea cagionato. Non oftante ciò coll’ adillenza di D. Domeni- co Sbaglia , uomo di non ordinaria diligenza , ftimammo non inutile opera il farne ferbare quelle reliquie interrotte , che potettero far ritrarre dal Difegnatore , e di efporle all’at- tenzione de’ dotti in un Rame , che trovali fognato col nu- merq Vili. L’ infcrizione li appartiene a cofa fepolcrale.

122. Meritò ancora rilleflione la doppia condizione della calce , che appariva tra le ruine . Era facile a di {Unguentili 1’ antichidìma della prima co finizione dalla vecchia della ri- ftorazione . La prima era di tanto alla feconda fuperiore, quanto a quefta cede di pregio la calce , di cui attualmente

quella

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1

D UM'C U A « RI xl

4t

quella popolazione fi vale : degradazione fuccefiiva , che, non cederemo mai di notare , per far capire quanto ingiurtamente fu certi articoli vogliamo fai- valere l’ età nofira , e 1’ età media full’ età pivi vicina all’ alta antichità ,

123. Mileto è fituato fui dorfo di un monte di grega- ria compolieione . Quella Città fu in orribile modo flagellata prima dal tremoto del 5 di Febbraio , e indi fu compiuta- mente nel 7 dello rtelfo mefe ridotta in tale rivolgimento, e ruina , che oggimai non è che una mifera congerie di fallì. Se ne vegga il Rame fegnato col num. IX. 11 nobililfimo Tem- pio del Vefcovado può ben dirli che già fu , ma ora pure pub chiamarli una illulìre ruina j poiché , ove elfo era , non comparirono , che rudi , e tronchi ammalfi di pietre , rii legni, e di fabbriche triturate , e a brani a brani difperfe , e con- fu fe. Le fielfe belle colonne del Tempio apparirono ove co- me da acuto ferro divife, e ove come da villana mano irre- golarmente Ipezzate .

124- La piccola Chiefa di S. Michele Arcangelo , e degli Apojloll Pietro e Paolo ( ohe fu ancor ella fondata dal Sereniflimo Conte Ruggiero BoJJ'o , e che poi co’ fovvertimenti del tempo fu dal privato intereire dilìratta dalla Badia Reale , e ridotta in corpo feparato, con danno del Padronato Re «io ) fu da cima a fondo miferamentc di ft rutta .

* » * *

125. Palliamo a far parola di alcuni fatti, che gialla- mente potrebbero interelfare l’attenzione de’ dotti. Di corta al Tempio della Chiefa Abbadiale vi era un’ àmpia , e bella

F 2 cafa ,

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44 Istoria tel-tremoto

cafa, formata per fervir di ricovero ne’ tremoti ; Quella fi mantenne falda , e fenza danno follenne l’ impeto delle orren- de fcoffe del 5 di Febbrajo . Cominciò a vacillare fotto gli urti del tremoto del 7 : andò di mano in mano difordinan- dofi fotto le fcofie avvenute da’ rimanenti giorni di Febbrajo fino al primo di Marzo . Rimafe finalmente adeguata al fuolo col flagello del 28 di Marzo ; e ora non ne rappre- fentano 1’ antica fua forma , che alcune fuper diti porzioni de- gli artificiofi muri. Quelli erano formati con induflria tale, che l’ interno vifcere era tutto interfecato di legni , conge- gnati in modo , che ad angoli verticali tenevano in tutela gli firati regolari delle fovrappofte canne , e la fonile fabbrica efleriore. In quelli. era facile a vederft la nettezza, e la ra- pidità., con cui rimafero fvelti L chiodi, che fervivano d’ aiTi- curazione , e di legame , onde contenere unite tutte le mac- chinette , che l’ intera macchina formavano . Quelli legni erano ancora folidi abbaftanza : alcuni di eili giacevano o in parte fchiantati dalla lor fede , o in parte fpezzati tutto il di più era tra le ruine .

126. Dee fu quefto articolo rifletterli che quella cafa era tutta fondata fopra un fuolo, che avea feco molti di que’ vantaggi, che, a fentimento di alcuni Jdoj ,. li credono oppor- tuni per fervire di prefervamento avverfo il tremoto . Or làppiali che nella parte fotterranea di quello edifìcio vi era un gran voto con molti fpiragli corrifpondcnti ; il voto era ben profondo , e occupava tutta 1’ elìenlìonc de! terreno , in fu cui l’intera cafa poggiava. Vi era in oltre nello fiello re- cinto un pozzo piuttollo profondo, che no. La cafa fuperiore ; al voto

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Dei.- le Calabrie. 4.5

al voto rimafe diroccata j ma il voto Hello , il pozzo {offrirono il menomo oltraggio . A ciò aggiugner fi debbe che quello voto era conterminale , e rafente alle bafi del fuolo medefimo, fui quale poggiava il nobiliflimo tempio abbadiale, che fu ridotto , come tefìè dicemmo , in un miferando sfa- feiume .

1 27. Univerfalmente le fabbriche nobili erano, poche 1 le rimanenti- erano un vile ammafso di tugurj comporti di terr alato . Tra le belle fabbriche v’era l’edificio de’ Signori Tacconi . In quello , per colmo di fventura r s’ appigliò la lìamma , che incenerì molta parte del materiale di- quell’ edi- ficio llclfo ; e divorò tutte le foftanze in elfo contenute ..

128. La caduta degli edificj , per una parte r fu. fatta per iurte le direzioni indiftintamente , e in altra parte offri- va una orribile feena di moltiplice , e fpaventevole revoluzio- ne . Vedeanfi alcune malie sbalzate dall’uno all’ altro oppofto lato . Offervavanfi àltrì malli fchiantati , e rivolti con un moto vorticofo centrale . Miravanfi lati interi di fabbriche raggirati con tale rivoltamenro vorticofo , che la loro fimmetrìa , e po- fitura erafi tutta confufa , e cangiata ; e da per tutto fi feor- gea che in modo orribile , e indilìinto 0 il fuolo erafi eleva- to , o la terra , e le foprapporte cafe fi erano profondate .

rzj. Se lagrimevole fu l’ infaufto fine di coloro , che morte opprelle , infeliciilima fu ancora e miferabile la condi- zione di que’ , che a quella fi fottraffero . La tetra notte , la dirotta pioggia , il balenar frequente accrebbero l’ orrore della loro crudele fituazione . Il più di elfi perdette il fenfo dello lira -'io avvenuto a’ loro più cari individui , a alle proprie

fofian-

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Istoria del tremoto

46

foftanze : fiato d’ infenfibilìlà , che non fu di picciolo Tuffi-a- gio in tanti difaiìri , come quello , che fa Tempre la minore infelicità degli uomini , e eh’ è l’unico mifero bene, che all’ uomo rimane nelle anguftie de’ fonimi mali . La popola- zione tutta , non efelidi i più ricchi, e i più agiati, riirafe efpofa a tutta l’ indiferetezza dello fpavento , dell’ ingiuria del tempo , e del tormento della fame perchè i tremoti erano frequenti , e fi rincalzavano quali in quel modo , che nelle torbide , e tempeffofe notti un baleno fucccde rapida- mente all’ altro ; ancora perchè mancavano tutt’ i mezzi , v e tutt’ i generi necelfarj a temperare la fame , e a ripara- re a’ rimanenti bifogni della vita , come quelli , eh’ erano fu- ti o difrutri, o fotto le fabbriche fequeflrati .

130. Come a Dio piacque, di mano in mano, fi pro- curò qualche riftoro in tanti mali j ma non fi creda già che La condizione di coloro , i quali erano dianzi il fof egno de’ miferi non poffìdenti , folle gran fatto uguale , o migliore di quella del volgo . Quelli poche volte umile per bifogno , e Tempre fiero per natura, appena che fu reftituito a fe fello, non riguardo la dura forte de' Tuoi benefattori , che come un be- nefico dono della natura , la quale , a fantasìa di quel volgo , aven- do eguagliata la condizione del ricco a quella del povero, avea lafciati i beni in preda alla forza , e a beneficio del primo occu- pante. Quindi è facile a capirli qual barbaro governo fi facefie mai delle leggi del buon ordine fociale , delle fortune altrui , e de’facri doveri dell’umanità ne’ primi della terribile fven- tura , in cui la fame , la durezza delia fìagione , e lo fpa- vento efercitarono col malfimo furore i loro diritti su quelli

mife-

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Delle Cal.abrie;

+7

miferi, a’ quali toccò la dura fatalità di languire tra la man- canza del tutto , e i bifogni di una macchina opprefTa da’ di- fagj , e fpefle volte tormentata dalle ferite ricevute tra le fabbriche crollate .

131. Dicali per onor del vero: quello fu l’ infelice ftato, in cui quali da per tutto li rimafe. La provvida mano del noftro clementiffimo Re , e Signore mitigò l’afprezza di così reo deliino ; e coll’ opera d’ un Magnate , il quale degna- mente foflenne il carattere fupremo , che il Trono gli comu- nicò , richiamò la pace , il buon ordine , e la giuftizia ove tutto era in preda alla deflazione , al difordine , e al ca- priccio . Ciò è così vero che laddove , a mirare il folo affet- to delle rovine, parea che non dovefle uom raggirarli, fe non fe per un deferto inofpite, perkolofo, e pieno d’ infidie , pure ovunque li muovelle il palfo tutto vedeafi con bell’ ordine af- feftato; e ad onta della comune deflazione fi feorgea per ogni dove prefente 1’ opera d’una mano fuprema intenta ad afeiugare le lagrime degli afflitti , pronta ad affi curare le fortune di tutti , ed efficacemente occupata per allontanare il male , e proccurare il bene per tutu l’afflitta Calabria.

x 32. L’ olio fu quafi tutto miferamente verfato . Il vi- no , che fi efiralfe dalle ruine , non acquiftò mai più la fua vigorìa , la fua purità . Il grano , che era chiufo tra le folk , fu in progrello di tempo difo tterrato ; ‘ma o ne fu ertratto fracido , 0 fu trovato ule , che confervò Tempre un odore non grato; e ciò per l’acqua , che per entro quelle forte penetrò o dalle lacerature del fuolo fuperiore , o forfè da quelle , che nelle più interne , e balle parti delle ideile fife fi cagionarono dal tremoto. 133.

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Istoria dei. tremoto

+S

133. Milcto , come dicemmo , giacea fui dorfo di un monte , il cui materiale è di varia natura . Ne’ termini , che fono nelle parti finiate dal fui all’ ovefl , vi ha molta terra vegetabile . Succede un gejfo lamellare , greve , e a frati oriz- zontali (1) ; quello foprattutto fi trova ne’ dintorni de’ poderi di Niccolò Arena .

134. A quelli Arati fuccedono malli immenfi d’ una cre- ta argillacea , f file , ejfervefccntc , e folubile con gli acidi (1). Ella è tutta a nudo nella contrada , denominata la Timpa janca. E’ foda , molto pura, e bianca, e forma, per così dire , la bafe di tutto quell’ angolo del monte , che guarda il fui . In quefta creta non cHervaramo mutazione alcuna : non fi è fiaccata : non fi è gonfiata : non fi è ridotta in frantu- me ; e in tanto quella parte di città , che le fiava di fopra , è tutta fconqualfata .

1 35. Quelli materiali medefimi fono quelli, che ne for- mano tutto lo fpazio , che fi efiende dal fui della città ver- fo /’ ef della medefima j e ciò fi arguifce dalla direzione de- gli accennati firati orizzontali del gejfo , e della creta . In tale fito tutto è a pendìo, e la fuperficie è ricoperta di molta terra vegetabile . Quivi pure vi ha lefione ne’ terreni .

1 36. Per lo lato , che guarda 1’ ovef , cangia 1’ afpetto delle cole . Vi s’ incontrano grandi alterazioni : di quelle ve ne n’ ha delle recenti , e fono manifattura del tremoto $ ma ve n’ ha eziandìo di quelle , che fono opera dell’ acqlia , e del

tem- *

(l) Waller. Minerai, t.t. p. 158. gen. 44. fp. 4.

(z) Vcggafi Li nnaci Syjl. Hat. t. 3. p. 204.

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Delle Calabrie. 4.7

tempo. Vi è una valle , la quale è tutta corrofa , precipitofa- mente fcofcefa , e indi fintamente comporta di terra vegetabile , di creta , e di arena eterogenea , e ghiajofa .

137. Quella valle può bene riguardarfi come un prodot- to della forza degli anni , e delle acque fcorrevoli . Ciò fi fa chiaro dal riflettere che Milcto è circondato da tre torrenti perenni , cioè dal Sondo , dallo Schiattino , detto altrimenti Scotopltto , e dallo Sdentato , i quali uniti formano il Zucca* rello , che va in progrerto a perderli nel fiume Nifi . Or quelle acque perenni feorrono appunto lungo il fieno di quella valle , che accennammo , e che divide da Mileto la terra di Paravati , la quale rimane a dirimpetto della città , all’ ove fi di ella. Quelle acque voraci, rodendo tortuofamente il fragi- le terreno , hanno , col favore dell’ età , diftrutta l’ intermedia porzione del falfo piano , che univa un tempo Mileto a Pa- ravati . Di fatto nell’ eftremità meridionale di quello picciolo paefetto fi oflervano ancora i rimalugli d’ un’ antica rtrada , che da quel luogo menava- alla città , e che sboccava nel di- ftretto della Chiefa Vefcovile .

1 38. La creta , che li rinviene in Mileto , efler potreb- be di un utile ufo foprattutto per formare que’ lavori minuti , a’ quali Linneo dette il nome di pfcudo-porcellana (1) j ma qui non vi fono vafai . Fortunatamente però non vi rimane del tutto inutile ; poiché il popolo fe ne vale nella politura de’ panni . Quivi v’ ha gelTo di ottima condizione ; ma non fi è mai penfato a farne commercio , a irtituirne fabbrica di que’ lavori , a’ quali farebbe propriiilimo .

G 139.

(l) Sfjl. Nat. I. c. p. 204. 17.

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50. Istoria del tremoto

1 39. Lungo il Zaccarello , c '1 fiume Nifi fi rinvengono de’ malli di un materiale , che i naturali di Mileto chiamano talco ; ma che in realtà n’ è ben diverfo . Noi ne abbiamo de’ belli pezzi , e dello è lo fpeculum afini di Mattioli , ed è [eleni te , che da Wall erto chiamali *cJJo lamellare , pellucido , a laminate romboidali ( 1) . Con la calcinazione, a fomiglianza di tutt’ i corpi gellofi , elfo perde la Tua pellucidità , e acquifta un bianchillìmo colore. Di colla al "Lece arci lo , nel territorio denominato Raza , vi ha copia di una terra tintoria , atra , ve- getabile (2), di cui fi potrebbe, fe fapefie averfene talento, tirare profitto, col prepararle ne paftelli, o rocchictti da pittori.

ipo. Lunghelfo quello fiume vi è copia di tejlacei bi- valvi fimi parificati . Tra quelli noi ritrovammo alcuni Spon- dili , anch’ edi femipetrifkaù , lui cui dodo vi ha una con- crezione calcarea Jlalattitica gli firati hanno confervata la della Umazione , c figura della forma dello fpondilo , che predò il dodo alla molta concrezione operata dall’ acqua , dal tempo , e dalla terra calcarea . La grandezza di quelli è fupe- riore a quella degli fpondili comuni . Noi ne conferviamo tre di elfi nel nodro Muffo Accademico . Su due de’ medefimi veg- gonfi aggregati alcuni rottami di chiocciole , ancor elle in- chinanti alla petrillcazione .

tqt. Il territorio di Mileto è di fertile natura : 1’ olio, il grano , il granone , il vino , e ’l lino vi fi producono in diffidente copia. Le arti , i me fi ieri , e particolarmente la pa- llorizia , e l’ agricoltura o vi clìgono miglioramento , o hanno

bi fo- li) Wallcr. fyjl. mineralog. t. t. p. 165.

(a) Liunaei iota. 3. p, zìi. Humus tintoria.

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Delle Calabrie. 51

bi fogno d’ iftituzione . Le mani if opere fono neghittofe , o grolfolanamente affuefatte ad eifere fenza indullria laboriofe .

142. L’ aere di Mileto non ammette nettezza , e pu- rità per la naturale polizione del luogo : e tutto infinua la ne- ceffità di proccurare a tale città fede migliore, e pii fana. In quello dillretto vi fono i feguenti oajali ....

».

Nao , Jonadi , Calabro , S. Pietro , Campami ,

*f. Giovanni , e Paravati .

143. Nao è diflrutto . Quello paefetto era firuato fili- la llrada regia ; ma poco lontano dalla fua ruina incontram- mo , lungo la lleflài llrada , un orrendo precipizio , prodotto- vi dal tremoto .

' 144. Jonadi è lefo , ma non minato . Calabro è orribil- mente maltrattato. S. Pietro , Compar ni , c S. Giovanni rima- fcro altamente percofft , e flagellati .

145. Paravati è divenuto un informe ammalio di ter-

raloto . Le poche fabbriche , ond’ era ornato , nabillarono « Nelle Iliade , nel fuolo delle cafe , e ne’ terreni vicini fi veg- gono frequenti , e lunghe fenditure . Quello paefetto era co- piofamente provveduto di fojfe ben grandi , e profonde , le quali fervivano alla confervazione del grano , e delle biade : quelle folle erano fparfe , e incavate quali per tutta l’ elìen- fione di quelle (Ielle parti abitate , che or fono miferabile oggetto di orrore . ...

146. Poco lungi da Paravati , fu la llrada regia , che conduce a S. Pietro , raccogliemmo altra creta concacea di

G a un

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5* Istoria del tremoto

un giallo sfumato, che ivi e fi (le in copia, e vi rimane inufata.

1^7, Nel vallone del fiume Litroma , eh’ è fu la drit- ta della firada regia , v’ ha abbondanza della (Iella creta , di geffo micaceo , e di geffo fpatofo diafano del Cronjìedt , eh’ è k> ftefib mallo di felenite , di cui favellammo nell' articolo di Mileto al numero 139. .

1+8. Quafi tutti gli edificj de’paefi, finora accennati , erano comporti di terraloto .

149. Per riguardo a cib , che di udita abbiam rife- rito fulle cofe antecedentemente avvenute da Febbrajo ad Apri- le, noi ne raccogliemmo partitamente 1’ avvifo uniforme dal Regio Parroco , da molti Cappellani di quella Regia Chie- fa Abbadiale, e con ifpezialità dal nominato Signore Sbaglia, uomo di fommo buon fenfo , dal Sig. D. Domenico Antonio Prejììa , perfona di conto, e di rettilfimo cuore , e dal Signor D. Crifanto Girardi , UJIìziale del Regimento Reai Macedo- ne , incaricato del governo delle cofe pubbliche eia S. E. il Signor Vicario Generale delle Calabrie . Alcuni di effi vollero con (Ingoiare gentilezza tenerci anche compagnia nelle olfer- vazioni , che da noi fi fecero in Mileto , e fuoi dintorni .

. 1 ' '

t

: Stato deir aere , e tremoto i

. . > 150. Nel primo di Maggio eravamo in cammino pel diflretto di Mileto . Piovve nel mattino . Verfo il mezzodì ferenoilì il tempo . Per ifirada fummo forprefi dal tremoto j e le bertie da foma ce ne dettero il primo fegno . Effe fi fconcertarono , e dechinarono dal fentiero, che batteano.

Alcu-

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Delle Calabrie, 53

Alcune fi foffermarono , poggiando le articolazioni in quella fiella attitudine , che gli animali fogliono guadagnare allor- ché , trovandoli in pericolo di fdrucciolare , dilatano le gam- be , e in fu quelle librandoli , s’ impuntano , quafi come ru- minando il modo di pigliar le molle per fuperar l’ inciampo . Tolto udimmo da un rombo minaccevole annunciare il tre- moto . Sul fuolo le zolle , e le pietre fi commolfero : le ci- me, e i rami degli alberi fi confufero ondeggiando . Noi era- vamo in fu i noftri cavalli : quefti fremettero fmarriti , e , piegandoli alquanto , tremolarono fotto noi , che ne reggeva- mo il freno . A noi parve , guardando la terra , di pruovare quello Hello feomponimento d’occhio, che fi pruova allorché fi palla un fiume . Quella fcolfa fu delle attive. L’aere era fereno per tutto , e fpirava appena un leggiero fiato di Po- nente . Il noltro oriuolo fegnava quafi le ore 2 1 , e mezza , quando 1’ olfervammo , rivenuti dallo fmarrimento .

15 1. L’aere turboflì di mano in mano , e fotto le ore 24 defiolfi la nebbia , e quindi il tempo fi difpofe aUa piova . Dalle 24 alle due della fera vi furono tre feoffe , 1’. ultima delle quali fu indifereta . .1 latrati de’ cani , il ragghia- re degli afini , e lo fchiamazzìo de’ corvi ci molellarono tutta notte . La loro inquietudine facea temere di qualche nuovo infulto ; ma nulla avvenne .

152. A’ 2 di Maggio alle ore 22 , e 21 minuti , la terra tremò; e fenza rombo ondeggiò verfo le ore 24, e 22 minuti . Il ciclo era carico di nubi , e lampeggiò molto . Alle ore 4 cominciò la pioggia , foflìando libeccio . I cani , e gli afini erano in una fmania perpetua . Ci eravamo appena

com-

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e4 Istoria m tremoto

comporti per dormire, quando un rombo mole fio ci (colle, non annunciando il tremoto , ma unendoli , e medefimandofi col- lo delio . Non avvertimmo l’ ora ; ma la notte era ben avan- zata. Ci addormentammo , come a Dio piacque , in mezzo alla clamorolà , e latrante armonìa degli afini , de’ corvi , e de’ cani. Tra’l fonno fummo nuovamente fcolfi da uu nuovo fpaventevole rombo , e da un breve , ma violento tremoto concupivo .

153. qui finirono le inquietudini: all’alba del 3 di Maggio fummo nuovamente agitati fenza molta diferetez- za . Nella durata di tal giorno la terra ondeggiò bene alle ore zi . Nella notte non udimmo altro , perchè eravamo fian- chi dal cammino , e bifognofi di fonno ; ma ci fi dille d’eller- vi fiate altre fcolfe . Il mattino fu fercno . Il giorno fu mol- to tiepido . Nella fera vi fu nebbia .

Me furio , e fuoi villaggi ,

154,. Nel difiretto di Me fi ano incontrammo con forte ineguale difiribuit’i dilaftri. Mefano fu prellochè tutto ade- guato al fuolo .

155. Fialanlare , Rombiolo , Scalite , villaggi di tal D i- cco , ora fono un mi fero ammalio di terrai oto , ridotto in ruine .

1 56. Larzona , Pizzi nni , Prefittaci , Molade , Per- nocare , Pernocarello , Zungri , e Papaglionte furono in por- zione fommamente lefi , e in altra porzione diftrutti .

157. Or figliali , e Caravate furono annientati. Il que- fii luoghi fi ritrovano cofpicui fegr.i d’ una innegabile anti-

chif-

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Delle Calabrie; 55

oliiiTima rivoluzione fifica , avvenuta o per invafione ten- tata dal procellofo mare filila terra , o per tumultuaria ra- pina operata dalla terra fui mare . Vi ha tra Origliale , e Caravare una picciola prominenza tutta arenofa , polla nella contrada , denominata l’ Aria di Caratate , lituata a mezzo- giorno , e in diftanza quafi di fei miglia dal mare di Nicote- ra , eh’ è la parte marittima la più vicina . Da quefla pro- minenza arenofa li e ft tallero cinque Echini di rara grandezzaf parificati , e beniffimo confervati .

158. Acqui (lamino in oltre tre grandi Spondili patri flet- ti , e non maltrattati dalla forza del tempo (1).

159. Quelli rari moni menti de’ fafti delia Natura ritro- vanfi ora nel no Aro Muffo Accademico : e di alcuni di e ih può offervarfene la figura , e grandezza naturale ne’ Rami fe- gnati col numero X. e XI.

Tropea , e fuoi Villaggi ,

160. Da ciò, che ne riferirono il P. Elijeo della Con- cezione, e ì Signor Setafiiani , li feppe che Tropea fu percof- fa dal tremoto , ma non decada' a . Da qualche ruina in fuo- ri , tutta la rimanente parte di cosi nobile , e bella città fa

fol

(l) Nella Starla naturale non fi vede con chiarezza, e con un! far* miti diflinta la condizione degli Spondili parificati. Ve eoa fi Linnto [yfi. nat. t. 1. pari. l. p. t ijó. j’cn. 3 io. Spondy'us ..... teda inaquival- vis tom. 3. Helmintholithus Vepgafi Wallerio fyfl. m in. r.

2. p. 497.^.4515. & p. 48 z. Beitiand Didietm. det Fojjil. nitide Spon-

dylolithe.

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j<5 Istoria dei. tremoto

fol tanto lefa . Il degno Cavaliere a cui ne fu affidato il go- verno dal zelanti (lìmo Vicario Generale delle Calabrie , dette le più opportune provvidenze per far ifgombrare i rottami , e per far diroccare ciò , che parea rovinevole ; ficchè la parte, che in piè ne rimafe , ammette facile relìaurazione . Si veg- ga il Rame fegnato col num. XII.

161. duella città ha fpaziofo , e fertile tenimento j e vi fi unifcono 23 villaggi , i quali tutti dal più al meno fu- rono maltrattati .

i6j. Il Signor Sebajliani quivi rinvenne una copia prò- - digiofa di quarzo ridotto in polve bianchillìma , e fonile ; e riferì di aver rinvenuti alcuni malli di legno femipetrijicato .

j appaio , e Cuccurino .

163. Joppolo è un picciolo villaggio , ditìante poche miglia da Nicotera , e di coda a Cuccurino . Ha dirimpetto il mare, e, tutto che pollo in su d’un colle, è luogo di mal fana abitazione. Joppolo , e Cuccurino furono orridamente mal- trattati da’ tremoti del Febbrajo . Vi è fama che , lunghelfo la vicina fponda , il mare fi folfe , rifuggendo colle fue on- de , ritirato così , che lafciò a fecco lunga parte dell’ areno- fo fuo feno . Ciò fi dille riferito da qualche lavoratore di campagna .

164. Ne’ terreni delle rupi vi erano enormi fenditure. La loro direzione era incertillìnia : ciò, che facea forprefa, era un rivoltairtento di terreno a moto vorticofo centrale , che interrompea di volta in volta il corfo delle fenditure .

165. Al

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Delee-Caeabrieì 57

165. Al Barrio piacque di attribuire a Joppolo l’ onore

d’ effe re flato il luogo, in cui nacque Agoflino Nifo , > uno degli uomini celebri del fecolo XVI 5 e ciò dette caufa a lunga lite tra’ Dotti . Bayle fi lafciò fcrprendere da tanta autorità e nell’ articolo Niphux fi uni al Barrio , e fi oppofe a tutti gli Scrittori , che il credettero nativo di Sejfa Aurun- ca . Ultimamente il Signor de Mafi ruppe quelli nodi , e produlfe monumenti innegabili , onde fi defunte che Nifo nacque in Seffa(i): città della Campania ove noi fleffi cono- feemmo negli anni feorfi D. Paolo Nifo , uomo di raro efem- pio , di una probità vera e mafehia , e ultimo rampollo di quella famiglia . i ' 1

F rancico , e fuoi Villaggi : .

' ' .. . .• ' , \ 1. r

1 66. Tornammo a Mileto , e pattammo al vicino te-

nimento di Francica , ; patria onorata dell’ illuflre Barrio .. Incontrammo perpetui fquarci di terreno , lungo la llrada,che .da Mileto pel monte conduce a Francica . > a

167. Qucfla terra nel 16 59 pel tremoto del 5 di No- vembre divenne una congerie di fallì ma , per quanto buffe mai fiata enorme la ruina , che allora vi fi produife , non potette elfere maggiore di quel rivolgimento compiuto che quivi fi . filabili col tremoto del 5 di Febbrajo 1783. .. : 1

. 168. Funga di , S.CoJlantino , e Mutari , . villaggi di quella Baronìa , caddero in uno sfafeiutne in4i Ttinto , e gene- rale. Il terreno ih parte fi apri in folchi mófirpqfi,: in al- tra parte li profondò j e in. molti luoghi le ruine di un lato : , . . JI / ;furono

< 1 (l) Memorie IJìor. degli Aurunci llb. 4. cap. 5.

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■5 8 Istoria- del tremoto

furono còn alterno sbalzo nell’ oppoflo lato gettate . In que- lla B atonia moltiffune cafe erano di terraloto a piccioli pezzi * quadrati . Niente era più frequente , quanto il rinvenire o confusi in un folo mucchio molti di quelli pezzi , o il tro- varli rivolti e cangiati di giacitura da diritta a lìniftra , o •per l’oppofito il vederne altri difperlì , e folitarj : tanto fu enorme , e veemente la revoluzione , che gli fcompiglib , e percoffe . Ciò , che altresi merita attenzione , fi è che in tanto feomponimento , ficcome erano molti i pezzi fmuf- làti , così non ritrovammo alcun pezzo , che folle affatto infranto .

169. Vi è di da Brancica la Chiefa di d1. Angelo . Quella è diruta j ma ne rimane anche efillente un lato con picciola porzione di un angolo della medefima . Il lato è ver- fo occidente : l’ angolo è verfo levante . La fabbrica del lato efillente è fpezzata inegualmente : verfo l’ angolo è al- ta : per 1’ altra via è tutta mancante . Su quefti avanzi del- la diruta Chiefa poggia una vetrata co’ legni corri fpondenti . La bafe di quella vetrata è tutta ancora appoggiata fui muro troncato : quel fianco della medefima , il quale corrifponde all’ angolo , è tuttavia attaccato al fuperlìite materiale di que- llo ; e per contrario il luo oppollo fianco è per la fua inte- ra altezza fprovveduto di ogni follegno di fabbrica . Quella vetrata era , allorché noi l’ ofservammo , intera : e i legni , e i piccioli ferri , che la cuflodivano , erano ancor erti fermi , e non lefi , ad onta di tanti tremoti, e di tanti venti. Se nc vegga la figura nel Rame fegnato col num. XIII.

170. Lungo la firada di Brancica a Vungadi incontram-

mo

I

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D u U Calabrie a 59

mo molte capanne grandette , formate per ufo , e comodo de buoi, e del lanuto armento. La parte efteriore di elfe è di tcrraloto : la parte fuperiore , che fa le veci di tetto, è for- mata di legni interfecati , e vediti con degli deli di lupino , e con delle frondi di asfodelo : la porta , che v’ introduce , è fati ta di mattoni, tanto negli dipiti, che nell’ arco . Fu nota- bile il vedere la diverfa maniera , con la quale cinque di que- Jìe rozze capanne erano date percoffe . In tre di effe foltanto gli archi erano rimali interi , e tutto il di più era caduto in ruina . Nelle altre due gli archi erano leli altamente , e ’l re dante del padorizio edificio appariva poco , o nulla mal- trattato : tanto è data frequente la dranezza , colla quale a proprio talento la natura ha portata la rovina fulle opere delia mano dell’ uomo . Si vegga il Rame legnato col num. XIV.

Da un Ramo del Fiume Mefinu al Porcione , e a confini di Soriano .

171. Calammo da Pungadi al fiume Me fi ma, e propria- mente a quel guado di effo , per ove fi palla alla falita ben alta e montuofa di S. Angelo . Quedo monte è ricoperto di terra vegetabile, a cui fuccede un ammalio di tufo, e à\ cre- ta concacea. Negli fpazj primieri della falita fcovrimmo uno fquaicio ben grande di figura Jemicircolare . Quedo fi dendea poco più in della fponda del fiume verfo il dorfo del mon- te , ove , edenuandofi , fi. perdea . Si vegga il Rame XV.

171. Continuammo il cammino lungo il fiume , e qui- vi fiequentemente tra la fponda , e 1 vicino monte fi offeri-

Il z rono

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Ictjo ria del 'tremoto'

rono al noflrO fguardo alcune macchie circolari di varia gran- dezza , è di un color bianco inclinante al cenerognolo . Que- lle macchie Conferivano i fegni , lafciati fui fuolo dall’ ac- qua , che emcrfe dal cavo della terra nella fuperficie in que’. funfcfti momenti' de’ primi tremoti del Fcbbrajo . .

j ' li73.' La qualità di quel materiale biancaftro inclinan- te al’ cenerino , che. copriva la faccia di tali macchie cir- colari , era una rena Jluviale , mifta di miche : miche , del- le quali è fparfa la. labbia del monte , e la rena del vicino fiume . -

174. La grandezza maggiore di que Re macchie cir-

colari non eccedea quella di una piccola ruota da carrozza : il diametro delle minori giugnea appena . a un piede , e mezzo . . . . . .}

175. Il fenomeno eia intereffante , ed efigea minuta of- fervazione . La faccia di quelle macchie circolari era o piana, o alcun poco gibbofetta , o leggermente -incavata .

176. Effe nella lìgura mentivano, o quafi aveano la forma di un cerchio.

/ 177. Nello fcavo , tentato per efplorarne l’ interna {frat-

tura , trovammo che nella fleffr data proporzione , colla quale fi penetrava nel loro interno , effe fi eftenuavano di più in più , e li ftringevano a fegno , che tutta la loro circonfe- renza degenerava in un tubo , il quale fucccffivamente fi di- minuiva di diametro , e s’ impiccioliva tanto , che quindi efat- tamente rapprefentava la figura d’un imbuto.

178. Non fi rinvenne in quelli tubi interiori alcun fe- gno di acqua attualmente eliftentc . Notammo però che_ il ma- < . _ teiia-

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D 'eli £ Caìabrie. 6 1

teriale della canna' di quell’ Imbuti , per ove l’acqua dovette emergere, e fcannellare, fi confcrvava in qualche modo an- cora leggermente umorofo .

179. Il diametro del cannello interiore , al più dopo tre palmi di /cavo, diveniva così picciolo, e Cottile, che non era poiTibile il continuarne l’efplorazione ; e Colo fi ollervava una Cpecie di vena , per ove l’acqua erafi fcannellata . Se ne veggano le figure nel Rame Cognato col num. XVI.

* * * *

, -j _ % .

180. Fallammo altrove, e c’innoltrammo verlo il dorCo di quel lato di J. Angelo , che fìa poco lontano dal pafio detto del Gatto. Quivi ci fi offerfe alla viCta una collina cosi rab- bioCamente lacerata , che la Cua Caccia parea taie , quale fem- brar potrebbe quella di un corpo, Cquarciato da larghi , c acu- tiflìmi artigli. Il materiale di quella collina è un 'arena ari- difi ma , in. cui Crequentemente fi trovano tramiCchiati varj rottami di minuti tejlacei

181. Giugnentmo al fiumiccllo, detto il Porci otte . Qui- vi con noCtra forprelà in luogo di una larga pianura , che dianzi vi efiftea, incontrammo un ruinoCo rivolgimento di /ala- lia , e di arena . Erafi Cquarciato 1’ antico Cuoio , e con oppo- fla rivoluzione una parte di elCo fi era proCondamente depref- Ca, e un’altra elevandoli , era creCciuta in modo, che tra la deprellione , e 1’ elevazione erafi formato un angufto , e tor- tuoCo guado in mezzo a due grandi , e ruinofi malli di are- na. Ciò, che noi credemmo a prima villa un’avventura par-

tico-

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(.2 Istori adel tremoto

ticolare , e cireofcritta , torto vedemmo che era un* alterazio- ne, divenuta comune a tutta l’antica pianura, e ciì> in una ertenfione molto lignificante . Al rivolgimento del fuolo fi cri unito lo sbarbicamento di varie querce , di alcune piante di olivo, e di molti alberi di caftagna , che coprivano dianzi quel fuolo . Per tali guadi non era facile muovere il palio , fenza vederfi piombare addotto una copia di rena , che all' urto del piede , ritardato nel moto , fi fiaccava dal fragile dorlo di que’ tumultuar] matti arenofi .

1S2. Abbandonammo un Aiolo cotanto infido, e giu- gnenlmo all’ oliveto , che fi appartiene alla famiglia Inzi Ilo. Quivi ci fi parò davanti una Arena di capricciofa rivoluzione, e di firana indulgenza, operata dalla indefinita cagione del tre- moto fopra quattro capanne , -che in altro tempo furono in ta- le luogo erette per ricettacolo di armenti. Una di quelle ca- panne era formata di graffe travi, le quali ftavan coperte di fierpi , e di pagliericcio . Nelle altre tre , le quali erano di varia grandezza , dagli angoli in fuori , non v’ era alcun’ altra parte, che folle cuftodita da travi. I iati delle medefime fu- rono cortami di varie lafire di legno , fiutate parallelamente, e atticurate da altre ladre orizzontali in maniera, che forma- vano un recinto a forma di cancelli , con la co vettura di le- gno cuftodito da tegole .

i S 3. Or tutte querte quattro capanne furono in vario modo , per cosi dire , viiitate . Quella formata di graffe na- vi fu foltanto fpegliata di covertura , ma non cadde .

184. Delle tre rimanenti una fu tutta diroccata; e un' altra fu per molta porzione ridotta in uno ifafciumc , e nella

rima-

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Delle Calabrie*’ 6 3

rimanente minor parte fu pr e fervuta , e rispettata in modo , che ne rimafe illela .

105. L’ultima poi offeriva un grato fpettacolo. Dalle travi in fuori , che ne difendeano gli angoli , e che cadde- ro fcompo Ila niente , tutte le altre p^rti della medefima erano ordinatamente, e con buona grazia cadute. Le la lire di legno perpendicolari , che ne formavano i lati , fi fepararono dalle orizzontali : e tutte feguendo la direzione del propio lato , e abbandonando la fede , ove dianzi furono conficcate , reclina- rono nel vano del recinto, che effe pria componeanoj e qui- vi di ftendendolì , come fe fi doveilero per gli oppofti lati in- contrare , giaceano crollate , e incrocicchiate in modo , che fervivano di lirato a quello llelfo tetto, che prima lo teneva- no in alto. Se ne vegga il Rame fegnato col num. XVII.

Dijìretto di Soriano .

1 86. Eccoci a villa di Soriano y c di Soriane! lo . Il di 5 di Febbraio fu giorno di memorando , e di orribile fpa- vento per la Calabria intera j ma non fu con eguale milurx univerfalmente fatale alla Ideila Calabria . Fu detto un tempo che dolce cofa ila il vedere da ben ficuro lido il pericolo altrui tra ’l procellofo mare j ma vi vuole ben altro , che i delirj della poelia , per tenere indifferente e tranquillo il cuo- re umano in faccia agli orrori , e a’ pericoli del tremoto . Siccome luogo non v’ ha , che immune creder fi polla dal foggiacere alla forza di quello orrendo flagello dell’ umanità j così non v’ ha giorno , in cui 1’ uomo cieder polla fe ideilo ,

e i

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6 4 . I T 0 » I A SEI TREMOTO

e i fuoi beni in i flato di tale ficurezza , che affano temer non debba le forprefe di un tanto nemico.

187. Le abitazioni di Soriano furono rifpettate in quel giorno Hello , in cui la mafiìma parte della Calabria ultra fu nel di 5 di Tebbrajo defolata; ma la natura non lafciò a que- lla popolazione lungo tempo per commiferare i mali al- trui , per non temere i proprj . Nel 7 di Tebbrajo , alle ore zz, Soriano , e Sorianclìo paffarono in un punto fo- lo dall’ efiftenza alla più miferabile , e indiflinta annichila- zione .

18 3. Quivi non vi ha più orma di quegli edificj di terrcloto , che formavano la mailìma parte di Soriano , e di Sorianclìo . Tutto è involto in un confufo ammalio di pochi fallì fluviali , e di moltiffimo tcrraloto fparfo , e difciolto , e di legni 0 fchiantati dalla loro fede , o in parte emergenti capricciofamente dalle abitazioni diflrutte.

189. In mezzo a tante ignobili devaflazioni eflollono la fquarciata fronte alcuni rimafugli d’ una illuflre , e gran- diofa ruina , i quali or formano tutto il mifero avanzo non iolo del ricco, e famofo Tempio del Patriarca S. Domenico , ir.a del vafio edificio , che vi godeano i Frati , fervi dell' Altare , e fignori del feudo di Soriano .

190. Dicemmo dianzi che Soriano fu rifparmiato nel 5 di Tebbrajo ; nta la Chiefa non andò del tutto efente da difgrazie . Il cupolino fu rovefeiato , e col fuo rovefeio per- colfe alcune parti de’-fottopofli cdificj .

191. Nella Chiefa vi erano tre cappelle, e un cappel- lone a finiflra , e altrettante a diritta . Empiva , e coronava

la

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D ei l E Calabrie,

*5

la dignità di queda facra pompa un magnifico alare maggio- re . Quivi finalmente in nobile , e maedofa altezza fi eleva- vano quattro grandiifimi pezzi di fabbrica, deftinati a regge- , re la gran cupola.

192. Or tutto quello preziofo lavoro di facra pietà fii orribilmente in pochi minuti fecondi devaftato . Di tanta mole non rimafero , che poche tele di muri infranti , e ma- gagnati . Quelle efidono nel fronte , ne’ lati , e nelle fpalle del Tempio . Tutto il di più dello fpeciofo edificio o pro- fondò , o piombò nell’ interno vano del Tempio fteflo in mo- do, che dal vallo materiale, in elfo a ribocco piombato , e rinchiufo , rimafe violentata la porta maggiore a fegno, che, mal grado la fua folidità, e confidenza , divenne gitiòfa j ed una delle fue metà , perdendo la ftmmetrica fua pofizione , eie-* volli full’ altra , e curvandofi , or lafcia dall’ aperta rima ve- der parte della ruina , onde tutta la porta fu percofla , e premuta . Si olTervi il Rame fegnato col num, XVIII.

193. Il guado avvenuto nelle membra interiori del Tempio è in parte a modo di triturazione , e in parte a foggia di taglio : circodanza , che fpecialmente fi verifica in uno di que’ pezzi grandiofi , che erano dedinati a foftenc- re la cupola . Di fatto giace tra quelle mine una porzione di e ili , la quale è in tal modo dal fuo tutto divida , che pa- re tagliata a tronco . Tra le delle vi è ancora un al- tro mallo grandiofo , che rapprefenta un fenomeno eguale. Quedo pezzo tra la fua cornice , tra 1 fregio , c 1 capitello lungo palmi 19 -j : efib giace a terra con tutto il capitel- lo , orizzontalmente fituato appiè di quell’ avanzo del campa-

I nile ,

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66 Istoria del tremoto

nile , che tuttavia in alto fi e fi olle : fta rivolto verfo fetten- t rione j ed è talmente intero, che fembra dal fuo tutto fpez- zato , e troncato a taglio .

19+. Ovunque giravafi lo fguardo fi notavano frequenti cangiamenti di bafe in fuperficie , e di quella in quella ; ar- gomenti decifivi dell’orribile rivolgimento prodotto dal terre- moto pulfativo y e dal vorticofo centrale.

195. Facile era in oltre l’ ollervare che i materiali della ruina fpeffo formavano quello Hello vertiginofo appara- to , che formar fogliono que’ rottami , 0 piccioli corpi , che rapidamente fono menati in giro in un crivello .

196. Niente poi v’era di più ordinario, quanto il tro- vare in profilino (ito , e nella fìefia direzione o fabbriche elevate , o fabbriche avvallate ; quindi ora vedeafi una ruina dimoflrante un mafso di edificio, o di un pezzo di fuolo de- predo , c fprofondato : e ora miravafi un rivolgimento , tap- prefentante con oppofto fenomeno un corpo , o un angolo di fuolo dal naturale fuo livello elevato .

197. In que’ pezzi di fabbriche , o di fuolo , che era- no fiati in alto elevati , vi erano due diverfe rivoluzioni . Una rapprefentava una elevazione femplice , e circoferina dalla fola circoftanza che le moli erano fiate follevate fopra la loro ordi- naria fimmetrìa , e Umazione fenza difpergimento } l’ altra fi riducea a una elevazione unita a vibrazione cotanto impctuo- fa, che le pani elevate, e rimolle dal primo lor fito, vede- vanfi o fpai fe , e infrante , o in lontana fede sbalzare .

193. Quanto v’era di più facro , e venerando fu gl» altari o fu feonquaituo , o fu folto le parti diroccate fepolto,

0 di-

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Delle Calabrie. 67

0 didrutto. La mirabile Effigie, che facea l’ornamento fpe- ciale di quello rinomato Santuario , fu intrufa e trafportata nelle ruine più profonde ; e non fu dato di rinvenirla , e di redimirla alla giuda fervorofa pietà del popolo divoto , fe non fe dopo avervi impiegato lungo dento , e dopo che fu- rono diradati , ed eftratti molti , e molti drati di rottami , e di mafd precipitati . Si ebbe finalmente dopo vario corfo di giorni la confolazione di rinvenire la fofpirata facra ima- gine di quel gran Santo ; ma fi ebbe il dolore di trovarne il bufo troncato dalla faccia , giacendo 1’ uno in lito remoto , e feparato dall’ altra . In breve , quedo infigne Santuario è ora oggetto di tanta commiferazione , quante n’ erano date per lunghi anni prodigiofe e la bellezza, e la magnificenza.

199. La calce di una fabbrica così rifpettabile è buo- na, ma queda non fu prodotta colle pietre di Soriano , per- chè quivi non v’ ha pietra calcarea uniforme j e fummo afli- curati che, per averne buona , conviene provvedetene da* luoghi fuperiori alla Certofa di S. Stefano del Bofco .

zoo. Queda calce ritrovofli in molta parte triturata a fegno , che fembrava una groffa , e rozza polve . Gettata in acqua non dava fumo di fotta alcuna ; ma vi. producea un ofcuriffimo fremito , fenza la minima vifibile bollizione . Le pietre de’ muri edemi aveano forma regolare j ma quelle ( che erano date adoprate nell’ interna druttura della fabbrica, erano per lo pi i di quella defia figura , che aver fogliono i ciottoli da fiume . Volemmo gettarne alcune in acqua natura- le , e altre in aceto . In quelle , che aveano nella faccia ede- riore qualche parte della calce , tra cui erano date lungamen-

I a te

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68 Istoria del tremoto

te conficcate, o Servammo un’ombra di quello ftefib , che av- venne alla calce fola . In quelle poi , che adergemmo , e pur* garamo da ogni macchia , o corpo efteriore , non nacque il menomo cangiamento . La triturazione dunque , che te fi: è ac- cennammo , fi offervava nella fola calce , ma nelle pietre non fe ne ritrovò alcun veftigio.

aoi. Qaefta Santuario fu altra volta anche oggetto di compaffione , e d’ orrore . Nel 5 di Novembre dell' anno 1659 quello fìelfo tremoto , il quale ridulfe in cosi orribi- le fovvertimento Soriano , che allora riguardoiTi come prodi- gio l’ eiferne qualche uomo fcampato , convertì eziandio in uno sfafciume , e in un mucchio di fallì la Chiefa , il Con- vento , e tutte le ricche , e belle magnificenze , che vi fi tro- vavano raccolte .

201. Vi morirono allora nove di que’ Religiofi . Gli al- tri , al numero di 40 , rimafero incarcerati fotto le ruine , ove farebbero mi fieramente periti , fe i pochi terrazzani fu- perfliti non federo accodi per eftrarneli (1).

203. Il tremoto del 7 di Febbrajo 1783 diftruflc tutto; ma la morte , da due conver/i in fuori, rifparmiò gli altri Religiofi .

204,. Terribili, e ampie furono le aperture, che fi fe- cero nel fuolo delle dilìrutte abitazioni , e foprattutio nella di- rtela di que’ poderi , i quali da man diritta fovraftano a So- riano , e che introducono alle ruinofe femite , per ove vafli a Jerocarne . Vi ha in tal fito il cosi detto monte di Lache

Il

(l) Vino, d’ Attinto Mem.lfl. di Catanzaro. Bonito terra trem. p.

781. a 782.

/

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Delle Calabrie. 69

Il materiale , che il compone , è un denfo firato di terra ve- getabile . A quello fuccede un ammaliò gregario di laflì , che colla figura mollrano di elfere flati , in altra età , mobili rotolati lungo qualche letto di fiume . Se ne accrefcs il lb- fpetto , e la ragione dall’ olle r vare che v’ha tra quelli molta, parte di quello Hello granito , che abbondantemente ora pre- me il letto , e la fponda non folo del CariJi , ma dello He fifa. fiumicello detto Vcfio , che bagna le bali di quello monte y e che dalla via del /ad inacqua il fuolo de’ terreni contermi- nali alla diflrutta fabbrica del Tempio . A quelli due tira- ti fuccede quello di una creta alquanto impura , di cui util- mente fi fervono i vafai di Soriano .

205. Nel 1659 fi e ('perimento il tremoto di sbalzo . Nel- la ruina del MoniHero un Frate Domenicano fu fpinto di lancio con tutto il letto , ove giacea dormendo , nel leno dell’ accennato fiume Ve fio , e ne ulcì faivo (1) .

Feti*

(1) Amato l.e. . P.Tommafo di Rodano partalo dalla violenm -a del t remuoto nel feno de! fiume , reflì iltefo nel propio letto , dove flavo- dormendo , sballato con tulio il pavimento della copierà in quel baffo . . » Bonito terra Irem. p. 7 Si.

t? Quella 11 rana avventura fi potrebbe riguardar forfè come favolofa , fe ne' tremoti dell’ età noflra non fe ne fodero rinnovati gli efempj trop- po limili , e decitivi . Preghiamo i Lettori di avere ciò prelcnte per quello , che narreremo nell’ articolo di Terranova .

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70 Istoria del tremoto

Fendi tire di terreni , e avventura del P. Maejìro Agazio , Priore del Carmine di Jerocarne .

ìo6. Tutta la fuperficie di quello monte di Lache , fu cui vi ha la Arada , che mena a Jerocarne , è vagamente fpar- fa di olivi , di cajìagnif di querce , e di viti. Quivi fi apri- rono orribili fenditure ; ma di queAe ora non ne apparirono «ella fommità , e nel dorfo del monte , che le fole fugaci tracce : e pure effe erano fommamente enormi , e pericolofe tra per la loro ampiezza , ed eAenfìone , e per la loro pro- fondità . Molti , fuggendo , v’ incontrarono dannofo inciampo ,• e tra coloro , a’ quali toccb di ritrarne detrimento , si fu il P. Maejlro Agazio , Priore del Carmine di Jerocarne . QueAi era per iArada allor che fu forprefo dal tremuoto : la terra in modo fpaventevole vacillava , e parea incerta', e ondeggiante come nave , a cui dal tempeftofo mare ogni quiete fi toglie . Repente tutto il fuolo di parte in parte fi aprì in fenditure , le quali con rapidiiAma alterna repulfione,e congiunzione del- lo Aelfo fuolo produceanfi , e fi emendavano , come laccio, che con rapido moto fi apra , e fi annodi .

207. Non feppe l’infelice, e degno Religiofo rifia- re , reggerli fermo ; ma finalmente abbandonandoli allo fpa- vento , li commife come macchinalmente alla fuga . Fuggen- do, rimafe con uno de’ piedi incarcerato in una fenditura , che fi apri fotto i fuoi pad! , e che quali nel punto Aelfo , che egli v’ immerfe il piede fino alla fontmità del malleolo, toAo fi chiufè . La tetra e orrenda feena , che gli li apriva intor- no , lo ftridore , compagno di tanti violenti fquarci , e la do-

lorofa

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D D X. L E CaEABRI E. 7 \

laro fa fua Umazione l’ opprefiero ; ma quando per tutto fi ere- dea già perduto , in men che non balena , fi riapri fotto le continue feofle del tremoto il terreno, e fciolto,per cosi di- re , il tefo laccio , egli ne ritraile libero il piede .

108. Quello Religiofo rimafe per lunghi giorni col pie- de maltrattato , e ritenne il fegno della non lieve ofTefa rice- vuta da una catena , che , non ifciolta , gli farebbe Rata fa- tale . Egli reftb per non brieve tempo pallido , fparuro , e fa- cile tanto allo fmarri mento , che ballava ogn’ improwifo mo- to per vederglifi in volto dipint’ i Regni della forpre fa, e del- lo fpavento .

209. Fummo affi curati di tutto cib , che abbiamo narra- to , dallo fìeflò P. Maejlro Àgazio , cui noi conofcer volem- mo, per udire da’ fuoi labbri il racconto di quella avventura, della q'iale pria ci avean dato awifo non folo alcuni di que’ de- gni Hcli aio fi Domenicani , ma anche il Sig. D. Giovanni Cia - vttrria , Brigadiere negli Eferciti del no (irò Re , e Signore , e Ufficiale nel battaglione Reai Fe-dìnanJo , uomo pieno di attività , e di prudenza , e che con obbligantillìnu officiofità fi compiacque di proccurarci tutti i mezzi podi bili , pe’ quali potemmo a'tentamente riconoRere , e in ve ili gare le cofe av- venute in So iano , e di elle tutte aver quindi finceri , e in- dubi* abili rifeontri . Egli vi fi prefiò con tanta generofa cu- ra , che volle palio palio feguirci in tutte le ricerche , che facemmo, e che di nano in mano noteremo.

110. Quefte aperture di terreno, delle quali tefiè par- lammo , per molto che fienfi emendare , e refiituire con l’ope- ra dell’ acqua , e colla forza degli Relfi fucceùivi terremoti ,

non

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*i Istoria del tremoto

non è per?) , che di effe non n’ editano alcune , che fono an- cor larghe più che abbaiìanza : effe fono profonde ove di do- dici, ove di otto, e ove di tre palmi, che è la minore loro profondità . Allo fquarciamento de’ terreni fi unì 1’ abbaffamen- to de’ medefimi . In alcuni luoghi la terra fquarciata ap- parve avvallata fino a quattro , e fei palmi , e cib non a pic- cioli pezzi, ma a Arati fucceffivi , e di non corta elìenfione.

4 it. Finalmente in molti luoghi di queAo Aeffo mon- te di Luche , e propiamente lungo quella parte del fuo dor- fo , che pende con direzione parallela alla fottopofia Arada , A veggono varj alberi di cafiagne fchiantati , e sbalzati giù dalla lor fede .

Rivoluzione fifica de' terreni del Fra Ramondo , del Covalo , e del fiume Caridi .

eia. a cib , che finora abbiam narrato, fi arrena- rono i violenti effetti del tremoto . Altri ve n’ ha , che meri- lan bene l’ attenzione del filofofo .

- 1 3. Poco lungi dalle abitazioni , e all’ ovejl di Soria- no , vi era un vafio oliveto , fituato nel luogo detto Fra Ra- mando,

zi 4.. QueAo oliveto menava per un piano inclinato verfo un territorio, in cui vi erano due Giardini , l’uno de’ quali era poffeduto da’ PP. Domenicani , e 1’ altro fi appartenea a’ PP. Certofini .

415. Tra l’uno, e l’altro fcorrea un ramo del fiume Caridi . Vi erano poi due cafie rurali per comodo de’ coltiva- - . tori

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Dei, r e "Cta- r a b a. t eT. ,73

tori de’ giardini j e vi era una picciola Jlrada pubblica , che da Soriano conduceva a Pizzoni .

216. Di corta al Fra Ramondo , dalla via del nord -, fuccedea un olivero , detto Covalo , il quale infenfibilmente univa dal pendìo alla fommità co’ terreni del rnedcfimo , e ftendea le fue bali fino al margine dell’ accennato fiume Ca- ridi . ,

117. Finalmente a dirimpetto dello Hello Fra Ramondo vi erano due monti , eh’ erano come i fegni terminali degli oliveti t del fiume Caridi , de’ due giardini , e delle cafe rurali,

218. Dalla deferizione fattane fi rileva che il tutto formava una fpecie di conca , a cui dalla via dell’ ejl fovra- (lavano i- terreni del Fra Ramando : dal nord quelli del Co- valo r e dall’ ovejl i due monti terminali je finalmente a quefta (Iella conca circofcrivevano il giro que’ terreni , che dalla via del fud giaceano fra’ monti , e ’l Fra Ramondo .

219. Quella era la naturale pofizione de’ luoghi . Or quivi nel di 7 di Fcbbrajo nel momento rteflo , in cui cadde Soriano , repente, per così dire, s’intenerì tutto il materiale degli oliveti , della conca , e de’ monti terminali } e, come pa- lla liquida e molle, rendutofi fluente e fcorrevole , cadde io tale univerfale rivolgimento , che in pochi minuti fecondi il tutto fu rimoflo, e fchiantato dall’ antica fua fede , e tutti que’ fondi perdettero interamente l’ antica loro confidenza . ;•

220. Si fquarciò il terreno dell’ oli veto di Fra Ramon- do : nabbifsò il piano inclinato j e rimafero fepolti nell’ aper- ta voragine gli alberi fovrappofti .

221. Si aprì il fianco dell’oliveto di Covalo , e le parti

K lace-

t

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7+ Istoria del tremoto

lacerare minarono nella fleila fottopofìa aperta voragine .

in. Si lacerò tutta la fàccia de’ monti terminali , e le ir a ile , che ne furono fchiantaie , oppreilero tutto ciò , che dianzi covria la fuperlìcie de’ terreni intermedj , fino all’ ar- gine del giarJino inferiore .

223. Tutto il volume della conca , inclufìvi gli abituri càmpejlri , i giardini , il tratto della Jìrada pubblica , e 7 fiu- me Ca.idiy caddero in una univerfale rivoluzione ; e quindi * fparve in un girar di ciglio il fiume , fi aprirono ampie vora- gini , ove prima o si e ftendea la Jirada, o fi vedean giardi- ni , e abbandonante mente emerfero de’ varj , e copiofi gorghi di acqua .

22+. L’unione di unti fovvertimenti ridalle al lem- plice niente la figura della conca , e di quanto in ella dianzi fi contenea , e ne cangiò affatto l’ affetto . E come maire , nelle quali fi folle una invincibile fermentazione con- ceputa, le parti integranti di quello tutto furono dall’imo al fornaio commoffe , e difciolte ; e quindi rincalzandoli a vi- cenda , e V una full’ altra rivolvendofi , fi videro nabillàre , e •confonderli le ruinc del Fra Rimondo , quelle del Covalo , e le flcffe devallate parti della -conca , e de’ monti terminali .

225. A quello fpettacolo fe ne aggiunfe un altro di non minore intereffe. Mancate le bafi agli alberi, una lunga ferie di ulivi corfe ad invadere la voragine aperta . Quelli , per così dire , dalla propria fede peregrinando lungo un nuo- vo foggiomo , giacquero finalmente quivi fchiantati , ivi a metà fepolti , colà colla cima in giufo , pendoloni , c mal fitti , e in altro luogo fermi, e. ritti , come fe follerò gia- ciuti in un duolo natio. 2 16.

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Deli.» Calabrie. 7$

2.26. Adornano tutto quello ftrano fowertimento varie profonde tracce , che veggonfi tutt’ ora imprelle fui terreno , nel quale fi avvertono i folciti, e i fegni della diverfa direzio- ne , tenuta dagli alberi nella tumultuaria traslazione fofferta.

117. Significantifiima , e bellamente capricciofa è poi la loro caduta , e giacitura . Altri ordinatamente fi fono di fieli, mofirando le basi , e le radici al fuolo abbandonato : altri ve ne prefentano le cime : ed altri fono diretti in modo , che op- pongono il bullo a quello fteflò natio terreno , in cui tenean fitte le bali. Si vegga il Rame fegnato col num.XIX.

228. Tutta la mina è lunga dall’ ejì all’ ovejl quali cento feffanta palli comuni . Si eftende dal nord, al fud per cencinquanta palli ; ed è profonda inegualmente , ove ottanta , ove cento , ove cencinquanta , e piu palmi .

119. due fio terreno è ancor molle , e d’ infedelifiima folidità , a fegno che , nell’ efaminarlo , corremmo rifehio di rimanervi col piede inceppati : di fatto due volte duram- mo fatica per liberarcene , e ci parca di avere immerfo il palio in una pafia vifeida , e tenaciiTima . La naturai» condi. zione di quefìo terreno è un aggregato di moltiflìma terra ve- getali le , di molta creta concacea , e di poca arena riparia.

230. Il fiume , come dicemmo , difparve ; e per tre .giorni fuccelTivi le fue acque non fi videro . Ritornò quindi a feorrere , non già occupando 1’ antico letto , ma si bene fa- cendofi fìrada , e aprendoli un nuovo corfo lungo le radici de' monti terminali , e fuori della voragine recentemente nata .

231. E' pero notabile che accanto a quella voragine il fiume produlle un piccolo fìagno pria di fiabilirfi nel fuo alveo

K 2 no-

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<j ff Istoria' del jt remoto

novello . "Quello llagno era ,■ quando noi l’ cTflervammo , di poca importanza , non perchè non folle flato più che abbafìanza con- fiderabilc da prima , ma perchè provvidamente il Brigadiere- Ciavarrìa , a cui fu comincilo il governo del dift retro di Soria-- rio , prender feppe tutte le più efficaci mifùre, onde evitarne i progredì , e proccurarnc opportunamente lo fcolo .

Funejle confeguenzc della deferiva rivoluzione Jiftea del

- Fra Ramondo , del Covalo, e del Caridi.

232. Quello rivolgimento fu di funefta confeguenza ad alcuni infelici . Vi perdettero la vita Martino Maggiolo oirolano , Lucia Francica , e Caterina Faccialo , mifere conta- dine, che {lavano a lavare i panni nel fiume Caridi. Vi ri- mafero fcpolti Caterina lo Judice , che tornava di campagna con un fafeio di frafche fui capo, ed Eiifabetta di Mafi , che era colà difcefà per attinger 1’ acqua nel fiume . E vi refiù miferamente facrificata un’intera famiglia, compolla di Gioa- chino Aloifio , e Rofaria Cotanta fua moglie, di Anna , e For- tunata Aloifio loro figlie , e di Carmine Facciolo ,• fpofo dell’ Anna . Il Gioachino era cuftode di una mandra , ed elio colla moglie , colle figlie , e col genero ritiravanfi a cafa da So- riano : ma il trillo lor fato li circonvenne repente nel cam- mino ; ed elfi tutti paifarono in un punto dalla malfida ftrada agl’ interminabili regni della morte .

Awe-

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Delle Calabrie. 77

Avvenimenti Jlraordinarj per tale fi fica revoluzione .

233. Memorando- fu il cafo di Vincenzo Greco , di Michele Roviti , e di Paolo Fella , tuttattrè facitori di cap- ta nel Pipami di Soriano : co fioro furono condotti da un trillo fato , che attentò fulla lor vita , nello ftelfo guado t ove la famiglia dell’ infelice Aloijio redo fepolta-. Precedette tutti il Michele Roviti , che avea lo fchioppo fulle fpalle , ornamento , eh’ è il mobile individuo compagno di prelTochè tutt’ i Calabrefi . Gli altri non erano armati , e feguivano a lento palio in qualche dlftanza il compagno . Quelli fi trovò 0 quindi alquanto innoltrato nella llrada , e gli altri fi trovaro- no quali ne’ primi limiti del funefto guado .• ' .

23-I* Eccoli forprefi dall’ orribile tremuoto, e dal rivol- gimento , onde produce la mortifera voragine nella conca m del Fra Ra mondo , e del Covala .

235. Il Greco , e 1 Fella cercarono colla fuga lo fcam- po; e non oflante lo fpavento enorme , pure 1’ ottennero con lieve danno della loro macchina . Non ebbe la della felicità -il Rotiti , che trovollì dapprefiò alla gran ruina. Sorprefo dal tremoto , ei cadde colla faccia per terra . Fu pria fpinto in giù nel cavo della terra , che profondofii , e quindi refpinto in alto , e immerfo ne’ vortici del loto , e de’ terreni inacqua- ti , e divenuti fcorrevoli come fluida malia . Perdette lo fchioppo, il cappello, e la giubba: e dopo un orrendo, e pe- ricololo dibattimento , or cadendo , e ora follevartdofi , emerfe Analmente dal funeflo guado , e fu dall’ impelo delle ruinanti, e fluenti moli di fango, di arena, e d’acqua vibrato, e quali - . . . efani-

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Istori* dii. tremoto

efaniir.e gettato fugli orli dell’aperta ruma.

536. Credemmo nodro dovere, per aflìcurarci della ve- racità di un tanto avvenimento , di ragionare collo dello Roviti , col Greco , e col Fella ; e quindi , mediante l’ amica Cura , e 1’ opera autorevole del Signor Ciavarrìa , {oggetto-, alla cui diligenza molto dee il didretto di Soriano , avemmo la foddisfazione d’ interrogare co doro in di lui prelenza , e di rifaperne /il filo ciò , che de’ loro cali abbiam raccontato .

137. Il Roviti è uomo di frefea età, vivace, e di fuo corpo ben fatto , e robudo . Il fuo fchioppo ricomparve dopo otto giorni , e fu trovato alla fponda del nuovo letto del Ca- ri di : fiume , che con grato fpettacolo perviene limpido , e chiaro fino al limitare della ruina, e che da tal punto innan- zi fen corre al fuo defilino torbido , e lutulento .

Notabile fatto di due Porci

138. Quel fato , che infidiò la vita a tanti ragionevo- li , con ilìrano fenomeno ferbar volle in vita due lordi ani- mali . Si apparteneano a D. Romualdo Magnella di Soriano due porci : quelli erano già gradi abbadanza per poter ellere condotti fa pochi giorni al macello , e teneanfi chiuli in una piccioliffima ftanza fotterranea dell’ abitazione del Magnella . Nel fatale della comune deflazione minarono col piano fuperiore anche le danze a pian terreno della cafa del me. defimo . L’ anguda buca , ove davano i due porci , non rima- fe illefa , ma non cadde .

139. In tanto difadro fu creduto che quedi animali

fofle-

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Dnu Calabrie; <79

foriero TÌmafi fepolti , e morti tra le mine dell' edificio ; e per trentaiue giorni fi ville in tale credenza . Nel trentèlimo fecondo dalla ruina fi venne all’ano di difotterrarc i.mo- bili , che vi giacean fepolti . Nel diradare i rottami delle fabbriche fi pensò di demolire , come cofa inutile e d’ imba- razzo, la buca accennata . Or ficcome a tutt’ altro aveafi l’ani- mo preparato, fuorché allo fperare che quelli ammali follerò ancora in vita ; cosi fomma fu la forprefa in vedere che, demolendoli la buca , quelli fi prefentarono alla rozza foglia di ella raucamente grugnando . Erano divenuti fcarmi , lan- guenti , e vacillanti . Non aveano per lungo fpazio di tem- po ricevuto bevanda , alimento di forca alcuna . Nella buca lìdia non poteva elfervi penetrato altro Suffragio di aere libero , che quella , il quale potè forfè penetrarvi per qual- che rima , e lineare fidura , che vi produce il tremoto .

24.3. Noi cercammo d’ indagare compiutamente quello fenomeno , interrogando que* medéfimi , che furono prefenti al cafo ; e dalle rifpofte rilevammo che nel terreno della bu- ca fi rinvennero alcuni fquarci prodotti dallo Hello tremoto, e pochi fegni di fuperficiale fcavo , fatto da’ due animali col grugno nel fuolo Hello , che non apparì per altro molto , frefeamente rimollo j e da tutto ciò , che fi cercò di feo- prire colle dimande le più misure , fi venne in chiaro che il terreno non fi trovò gran fatto carico d’ impurità , e che quelle pure erano recenti.

14.1. A queHi animali fu offerto granone, el ricufaro- no : per contrario , effendofi loro offerto il fluido , fe ’l bevve- ro avidamente , e parea che non altro dcfiderallero , fe non di

empier-

(Sa .Istoria sei tremoto

•empierfene a ribocco ; ma in ciò fi ebbe cura di evitarfene l’ eccello. Con induftria riufci quindi di ridurli a poco a po- co a tale buona nutrizione, che dopo lo fpazio di 40 giorni

in circa fi fece loro pagare colla vita la cura avutane . La loro carne rrovoffi buona : il graffo era piuttofto fodo , che

no , ma non molto alto : e nelle vifcere non fi rinvenne ma-

gagna alcuna . Elfi formarono il pefo di rotola 160 . Tutto ciò fu a noi manifefiato in fequela delle noftrg dimande in prefenza del lodato Signor Ciavarrla .

. ' »

* * * »

. r

141. Grande fu 1’ alterazione , che da’ tremoti erasi prodqtta nel vino: quello rimafe torbido , mal colorito , e privo di energia. Gli fìelfi difetti fi concepirono nell’ aceto, al quale rimafe la condizione di effere , al dir di Plinio , un vizio del vino , e fu rapito il dono di effere un rimedio .

L’ olio flelfo acquiftò un carattere di confufione , che 1 ren- dette difettofamente lampante .

* * * * ^

543. Soriano ebbe una forte comune con Sorianello .

Quello difiretto comprende J1. Ba/ilio , S. barbara , e Motta S. Angelo , cafali dilìrutti dal tremoto.

. 144. Dal filenzio degli autori può bene inferirli che

la fua fcena politica non occupò mai nella fioria delle genti memorabile pollo. Senza l’onore, che ne’ baffi tempi attirò

fu la

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DeLIeCaIABRIE. 8l

di la fua forte la mirabile imagine del fuo gran Santo , que- lla parte di Calabria ultra farebbe ignorata.

2+5. Vadiflìmo è il territorio di quello feudo ; ma non tutto di eguale bontà. Vi ha copia d’olio, e d’ olio eccellen- te . Scarfa è la quantità del grano ; ma ne fupplifce il difetto l’abbondanza de’ legumi , e del granone, che formano il vit- to quotidiano della plebe. Vi ha badante quantità di vino ; ma quello facilmente nella fiate li guada, e quindi manca. V’ha penuria di carni , nell’ atto che v’ha numero derminato di terreni , che potrebbero impiegarfi ad utili erbaggi , fe at- tenderle a’ beneficj della padorizia , e d’ una indudriofa agri- coltura} e fe, più che altro , coloro i quali per una viziofa ineguaglianza di pofledb , ritengono a proprio conto i fondi, fi piegalfero a vedere che podi i terreni in commercio, afTi- curerebbero adai meglio il loro intereiTe ; poiché in tal cafo i lavoratori de’ campi lungi dal predare le loro braccia per fer- vire all’altrui bene, e vivere per col mefchino frutto del lavoro giornale , vi s’ impiegherebbero per migliorare un fondo, che elfi riguarderebbero non come un tedinionio dell’ altrui ricchezza , e della loro miferia , ma come il caro mez- zo di accrefcere il proprio comodo , e fodenere la famiglia.

246. Qui vi ha il mediere del cojajo . Le fabbriche , dedinate alla concia de’ cuoi , furono diroccate dal tremoto j ciò non odante per opera di quel degni III mo Magnate , che cercava a tutto potere di refidere alle .gravildme. perdite av- venute , e di proccurare nel poflìbile miglior modo il bea comune , fi ebbe cura di farne riprendere il lavoro . L’ efer- cizio di tal mediere produce comodo , e utile j ma non

L dee

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8a" Istoria del tremoto

dee diliìmularfi , che elio non folo è limitato da quel vizio di meccanica , onde fono melchinamente adombrati in varie parti di Calabria quali tutt’ i meftieri ; ma eziandìo fi ri- fente di quel danno , che proviene dalla mancante influenza della copia de’ cuoi : copia , che non può mai fperarfi ne’ luo- ghi , ove non fi ha 1’ avvedimento d’ inftituire ubertofi pafco- li , per non aver penuria di animali .

147. Vi ha l’arte de’ vafaj , e quefla riefce di molto foccorfo a’ naturali del luogo, e di moltiflimo comodo a non picciola parte della Provincia , gli abitanti della quale accorrono quivi per provvederli di que’ vali ideili , del cui materiale abbon- dano potentemente nel propio diftretto , e di cui 0 non fanno con- to , o difperano di farne quel buon ufo , che fe ne fa in Soriano .

248. L’aere di Soriano non è del tutto immune da di- fetti . I due piccioli fiumi Caridi , e Vejco , che ne inalbano le oppofte ball , le paludi , che fono appiè del rnon'e , e ’l frequente dominio, che v’ha il libeccio , non fono da porli in calcolo di mezzi di perfetta fàlubrità . A ciò aggiunga che ha due monti , che ne tengono dall’ occidente pel fetten- trione , e l’ oriente occupata la libertà . Il primo gli fìa a ridolfo , ed è un monte altilTimo , formato a guifa di rupe tutta felvaggia , e di difaflrofo cammino . Il materiale di quefto è un ammalio gregario di arena labililfima , di tufo , e di lapilli , fui quale vi è uno ftrato fottile di terra vege- tabile . Il fecondo , cioè il Lache , è di fazione più folida , come vedemmo dianzi.

*49. Tutto il refto del fuolo non è di uniforme natu- ra ; ma, per quanta elfer ne polfa la folidità, è fuor di con-

tcfa

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Ositi Calabrie, 83

tefa che generalmente tutto il terreno è poco agglutinato , e per la maffima parte è arenofo , e labile a fegno, che lungi dal far forprefa , che quivi cadano gli edificj , dee anzi far irtupo- re come regger pollano per lunga età quelle cafe , che li affidano a un fuolo di tanta equivoca folidità .

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a 50. Grandi, e tutte efficaci furono le provvidenze, che in quelli luoghi fi prefero da Colui , che fpandea le be- neficenze del Trono fulla defolata provincia , per rifiorare i languenti , per allontanare la fame , e per porre in falvo i beni , la vita , e la falute de’ fuperfliti . Il terribile flagello avea tutto confufo , infranto , o fotto un generale , e ruinofo avvallamento fepolto . Con pena infinita , con incelfante Audio, e con determinato coraggio l’ uomo vinfe , e fu però tutti gli ofìacoli frapporti dalla furibonda mano della natura; e fi ebbe il piacere di ertrarre dal profondo feno de’ rottami alla luce del giorno immenfa copia di cofe utili a’ bi fogni della vita, e di temperare in ciafcuno l’afflizione prodotta dalle crudeli fcia- gure fofferte , col ricuperamento di tutto ciò , che fenza tan- ta cura farebbefi per Tempre perduto , e vanamente fofpi- rato . Furono in tale opportunità dirtepolte tutte le belle , e ricche fuppellettili , ond’ era quel celebre Santuario a dovizia ornato ; e per difenderle da ogni finifìra difperfione furono porte fotto la tutela della Sovranità . La ftclfa gelofa cura fi ebbe per tutte le fcritture , che poteano l' economia de par- ticolari , e la fede pubblica interetrare , »

L a Vili a g-

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Istoria del tremoto

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Villaggi di Soriano.

151. Fallammo a Pizzoni di Soriano , già nominato. Per iftrada offervammo picciole , e corte fenditure nel fuolo , ma di Pizzoni non . trovammo altro , che miferabili , e fparfi avan- zi di rottami di fabbriche , e di dirupi di terraloto .

252. Nel retìo de’ paefi appartenenti a quello diftret- to , cioè Vazzano , S. Barbara , S. Bajilio , e S. Angelo , le ro- vine erano comuni , ma non vi erano fenomeni fmgolari.

253. Quelli paesi hanno fuolo migliore di Soriano , ma gregario ancor elio , perchè quivi è raro 1’ urtare in terreni , che abbiano fucceinvamente , e per una ragionevole efienlìone lira- ti regolari . La terra vegetabile fembra meno impura , e n è piu denfo lo liraro, indi fuccede 1’ arena riparia , o la fluvia- le ; c a quefta li mefee incertamente non poca quantità di JaJji fluviali , o di la filli. Tra quello materiale appajono mol- ti rimafugli di concacei pefti, e infranti . All’uno , c all’al- tro Arato fuccede la creta impura, limile a quella, che ofler- varnmo in Soriano .

Suppojli fegni di tremoto .

4

254. E’ palhone indivifibile dalla condizione dell’uomo il lulingarli di potere coll’ingegno penetrare ne’ più intricati laberinti degli arcani della natura , e poterla forprendere ne’ fuoi fecreti t quello lintomo dell’ orgoglio umano è tanto più forte , e ftimolante , quanto è più copiofo il numero degli ollacoli , che vi li oppongono per riuicire neH’'imprclà j ed

. .. ; è poi

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Delle Calabrie. 85

è poi mallimo quando vi li unifce il timore di un male , e la lufinga di poterfene liberare collo fcoprire i reconditi mo- di , con cui opera la natura . Noi ricevemmo una pruova di- moftrativa di quello sforzo dell’ ingegno umano in una cre- denza, che trovammo univerfalmente {labilità per molti luo- ghi della Calabria , e che con ifpeziaiità in Soriano era da taluni con fermezza foftenuta , e promulgata . Si pretendea che nel ciclo a caratteri manifcfìi li fcoprivano di volta in volta imprefli i fegni del venturo imminente tremoto. Quin- di li riguardavano con terrore , c con efpettazione di vicino danno tutte quelle nubi , che apparivano 0 nella durata del giorno , o nel corfo della notte , con efìenfione e ligura tale , che fembr afferò 0 langhe , o formate come una lingua acumina- ta , 0 diradate , e fofpefe come piuma , o come /office lana ,

255. Non ignoravamo che quella popolare credenza trae- va i fuoi principj da un antico fonte . In Plinio ve n’ è una efprella , e deciliva memoria . Ejl & in coelo Jignim , praccc- ditque mota futuro , aut inter dum , .aut panilo pojì occafum fe- rmo , tennis ceu lama nubis in longum porreéìa fpatium (1).

256. Infirutti da quella fentenza,noi lleiTi fovente vo- lemmo darci la pena di non trafeurare fatta ollervazione . Non neghiamo che talvolta vedemmo verificarsi col fatto quella popolare credenza; ma tradiremmo i facri doveri della verità , fe voleflìmo non confelfare che quefta opinione lungi dal meritare una permanente fede , dee anzi riporfi nel nu- mero di quelle lufinghe , le quali foddi»fano la vanità dell’ ingegno , c traducono gl’ intcreflì della ragione . Ella è di

quel

(1) Hi/l. Nat. I.z. e. 81.

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w

£6 Istoria del tremoto

quel pelo medefimo , di cui elTer fogliono quelle fallaci regole , che ne’ giuochi di azzardo fanno qualche volta la delizia de’ miferi , e ne accrefcono poi quafi fempre i bifogni .

557. Di fatto in Soriano noi fentimmo in tre giorni diverft quattro fcolTe di tremoto . Nel primo vi furono le nubi eflefe a foggia di lingua , e non come lana } e nella notte fummo fvegliati da una non picciola fcolla di tremo- to con ofcuro rombo , Nel fecondo non vi furono quefie profetiche nubi ; e fummo inquietati nel mattino , e nella notte da due fcofre di tremoto fenza rombo. Nel terzo gior- no il cielo era fereniihmo , e folliava tramontana ; mal gra- do la ferenità dell’aere, e la mancanza delle nubi, noi fof- frimmo verfo le ore 13 una violenta fcotla di tremoto, pre- ceduto da un rombo fpaventevole , e fonoro.

158. Cofa mai pruovano quefti fatti ? Provano abba- flanza che l’uomo abufà fovente della fua ragione , e della buona fede de’ femplici . Ma di ciò , e de’ fegni faremo paro- la in altro luogo.

Jerocarne.

159. Fummo in Jerocarne, eh’ è una parte del feudo di Arena e vi feendemmo dal monte Lache per la flrada dianzi accennata num. 206.

260. Noi paHammo da una in altra lacerazione di ter- reno . Fu notabile che quelle erano più frequenti , più lar- ghe , e più profonde in data ragione che ci fcollammo da Soriano , e che da quefto a Jerocarne ci avvicinammo.

26 1. Quelle lacerazioni erano capricciofamente varie

per

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Delle Calabrie. 87

per direzione . Altre colla bocca lata parevano incipienti da occidente , e terminanti con una rima fucceflivamente lìretta, ed elìenuata verfo oriente . Altre comparivano oppofitamente dirette, e fenibrava che avefiero avuto il principio dall’ orien- te , e ’l termine all’ occidente . Altre , recedendo da tal ordi- ne , comparivano fquarciate a largo folco da fcttentrionc , e incertamente , e con infenfibile diminuimento andavano ad in- contrare il loro termine verfo il mezzogiorno . Ed altre finalmen- te , lungi dal ferbare la minima regolare direzione , formavano un aggregato di confufe , e rotte fezioni , che capricciofamen- te interfecavanfi fra loro , ed efibivano quella imagine defila , che offrir potrebbero alcune lafire di denfo criftallo , o una lunga fuperficie di porcellana , qualora follerò o da empito villano , o da minante pefo infrante , e fchiacciate . Si ofier- vi il Rame fegnato col num. XX.

261. Alle aperture trovammo nelle vicinanze di Jero- carne unite le depreffioui del terreno j ma quelle non erano di moltiflima importanza, di lunga efienfione .

1(5$. Ciò, che è notabiliiìimo in quello fenomeno, fi è che per voce collante de’ relatori meno amanti del trafporto , e più (inceri, quelle aperture hanno fofferto vario fato in ciò, che riguarda la loro latitudine . In quelle , le quali erano le più mollruofe,fi è di giorno in giorno emendata la larghezza dello fquarcio fino al fegno , che le maggiori , che ora eli- dono , appena hanno un palmo di dilatazione , quando prima erano late per tre , e quattro palmi . E nelle fquarciature minori è fucceduta tanta- riparazione , e tale redituzione di terreno al prillino (lato , che appena vi fi conofce più legno della loro elidenza, a(<q.

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83 Istoria dei tremoto

264. Non mancò chi prctefe di aflicurarci , mal grado che altri noi confermale , che alcune di quelle aperture era- no profonde ne’ primi giorni fino a 13, e 16 pimi; ma Ac- corre non amammo di ripofare ciecamente fu i detti altrui , ove non ne trovammo una uniforme , e collante alferzione ; così ne creda ciafcuno ciò , che più vuole . Il vero fi è che in quelle aperture , che ora efiflono , noi non abbiamo oder- vata altra malli ma profondità , che quella di quattro in cin- que palmi .

265. Da tutte quelle aperture non fentimmo fpirare alcun ingrato odore ; ne ufeiva fol tanto quello Hello odo- re , che avvertir fi fuole ne’ terreni , di frel'co fquarciati profondamente dall’ aratro .

266. Il guado delle terre non fi ridulle alle fole accen- nate fquarciature . Vi furono alcune colline , e alcuni po- deri , in cui il rivolgimento fu enorme a fegno , che gli al- beri , e i vigneti ne rimafero fchiantati , il luolo cangiato di pofizione , e le biade feminatevi , contufe e involte tra le malie dirute , e devaftate .

^67. Jerocame è una mifera congerie di rozzi rottami, ma le lue ruine non efibirono fenomeno interelfante ; quindi ritornammo a Soriano .

S. Stefano del Bofco .

268. Da Soriano pallàmmo alla Certofa di S. Stefano del Bofco nella fera del di otto di Maggio 1783.

369. Superato l’aljpro cammino, che dal primo condu- ce al

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D ■£ C'I. E C A L Aj B R I e; 89

te al fecondo , finirono le alternative de’ terreni arenosi , e mal fermi , e de’ terreni folidi , e falTofi. , e pervennimo quindi ad, un’ amena, e vada pianura. pel tratto di que- lla , per lo fcofcefo dorfo de’ monti , che fono un ramo degli appenninici che ci ila vano a delira , notammo lefione di forta alcuna nel fuolo , fenomeno , che avelie meritata la noftra attenzione.

170. Se non avemmo occafione di elfere occupati da’ cangiamenti prodotti da revoluzione filica , fummo per con- trario ben preli da meraviglia nel vedere con quanta inditfe- renza , forfè per la fcarfezza della popolazione , rimangono in preda della fola tu dica energia de’ terreni que’ campi medefi- mi , che fotto la cura di mani indudriofe potrebbero fare la ricca diffidenza di una popolazione qualunque , per numero- fa , eh’ elfer mai fi potelTe .

171. Santo Stefano è chiudi da dedra a finidra dal fiume , detto Enchinar ne’ baffi tempi , ed ora denominato Anomale. E’ fituato appiè di una delle diramazioni degli Ap- pennini , ed è dal nord all’ ejl circondato da denfi bofehi di abeti , e di faggi .

iji. Dee quedo infigne Santuario alla pietà de’ Norman- ni le fue origini fociali , e tutto ciò, che’l codituifce rifpet- tabile in uno dabilimento , in cui fi unifee alla fantità dell’ Ordine , e alla rigidezza d’ una vita efemplare , e ritirata la dignità di facro Padore , e la potedà del Barone .

173. Varie re furono le rivoluzioni fociali dal fecolo XI al XV ; iri3 poi lignificante ne fu la redituzione al fuo primiero fjlendoie , e lunga la durata della lua tranquillità.

JV1 II

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t/o Istoria del tremoto

Il fecolo XVIII ha interrotto il corfo del fuo placido luAro j e memorabile fu il danno, che ricevettero le magnifiche fab- briche di quel famofo tempio , e di que’ grandi , e nobili edificj dal tremoto del di 7 di F ebbra] o .

274-. Per gli ottimi Religiofi di quella Ctrtofa fu nun- zio di falvezza quello Aedo tremoto , che nel di 5 di Feb* brajo defolò la parte maggiore della Calabria ultra .

275. Siccome dal momento fatale , che fe ne apri la Ame- lia Arena , la terra non fu mai più libera da’ tremoti fen- fibili , da una ofeura trepidazione j cosi que’ provvidi Re- ligioli fi rimafero in una cauta fituazione , e quando il porea- no , teneanfi uniti , e frequentavano le baile abitazioni , 9 quelle , che aveano il vantaggio de’ chioflri ampj , comodi alla fuga , e di ficura Razione .

27 6. Oltre a cib , fortunatamente fi diè per effi la fa- vorevole circofianza che nello ftelfo 7 , momenti prima , che' fuccedede il gran tremoto , erafi redimito alla Ctrtofa il loro rifpettabile Superiore (1), il quale pe’ doveri della fua carica n’ era rimafo per alquanti giorni lontano .

277. Erano appena terminati gli ufiìcj del rifpctto , e della urbanità, quando repente la terra fu orribilmente fcolfa, e prefa da tale fowertimento , che fi vide minacciato il rovi- nìo , e l’ eccidio generale .

278. Fu breve il varco , che effi dovettero fuperare per fuggire dalla danza , che era a livello del chiodro , all’ aperto fcampo . Cofa terribile a narrarli , ma ben più dolo-

rofh

(l) Il Padre Jt> 'tari, Rcligiofo (li aurei co fiumi , c d’uni pietà ,

prudenza di nobile e lem pio ,

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Delle Calabrie. pi

lofi a foffnrft! Erti tutti non feppcro in piè reggerli, e va- cillando fcoiT) pocamente , fi umiliarono all’ AltilTimo in ginoc- chio ; ma quella ftella pofizione, in cui fi ridulfero per la pietà , e per lo fpavento , follecitò la loro caduta , e li fpinfe bocconi al fuolo : e quindi eiTi non feppero foftenerfi meglio , che ri- manendo prò Refi colla faccia per terra , e colle braccia diftefe.

l'jp. Con noRro raccapriccio fentimmo dirci da que’ de- gnilfimi Religioli che non vi era cola, la quale in que’ mifera- bili momenti non accrefceffe il. loro fmarrimcnto . Gli flclli animali da vettura , da’ quali , momenti prima il Superiore , e i fuoi compagni da viaggio erano fmontati , accrebbero il comune orrote . Quelli , nel punto di efTere condotti via , co- minciarono a moftrarfi inquieti ; e quindi fopravvenuto effen- do il tremoto , perdettero a fegno la loro audacia naturale , che tremanti , e fmarriti tentarono vanamente la fuga, e con un fremito difguflevole pria appena tentarono di muoverli fcompigliatamente , e poi fu ad elfi fattamente dallo fpa- vento ipterdetto il moto , che alcuni caddero , ed altri fi arrecarono come attoniti , ed intronati .

180. Non li udì altro, che uno fìritolamento rumorolò, e generale : furfe da per tutto un affogante , e denfo nembo di polvere ; e que’ Religiofi , elevando dopo qualche iftante lo fguardo , e guatando intorno , trovarono tutto 1’ afpetto del- le prime cofe orridamente gualìo , e mutato .

ì3i. In breve , alcune delle torri eReriori refiarono o frante , o lefe . La nuova cupola, il campanile, il gran chioRro de’ PP. Procuratori , quello de’ converfi , e degli artieri , le magnifiche foreRerie , la ricca fpezieria , la balle officine , e

M 2 tutte

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t)Z Istoria del tremoto

tutte le opere cominciate dal principio del XVI fecolo , e in progredì» continuate , furono ove affatto minate , ove alta- mente magagnate , e ove diferetamente lefe .

282. Vi fono ne’ due lati della nobile facciata della. Chiefa due picciole guglie , compofte a laminette , o fiano pezzi contigui , e parallelamente conneflì

283. Le laminette, che erano nel vertice delle gugliet- te, e che ne formavano la fommitù , caddero, e or mancano nell’ una, e nell’altra guglia. Confiderando l’attuale pofizio- ne delle fuperfliti laminctte , e cominciandone 1’ offervazione dalle bali delle gugliette, e borrendone coll’occhio tutta l'al- tezza , vi fi vede un fenomeno degno di attenzione , il quale indica all’ evidenza gli effetti di quel moto vorticofo orizzon- tale, con cui il tremoto agitò gli edificj ..

284.. Que’ pezzi , o fieno laminette , che formavano quelle picciole piramidette , che accennammo, abbandonarono laloro fimmetrìa , e perdettero la primiera giacitura: e ficcome gra- datamente ciafcuno di etfi vorticolamente fi contorfe da di- ritta a fini (ira in una delle due gugliette ; così nell’altra i pezzi, che la componeano , raggirandoti per l’oppotìo lato, ti- ri vollero da fini tira a dritta . Quindi è che tali piramidi non più formano al prefente una macchinetta coftrutta a tirati paralleli , ira rapprefentano- un corpo di varj pezzi ,, fituati a triangoli ifofccli , fucccffivamente uno minore dell’ altro , e con la circoftanza , che ficcome il primo di que fi i triangoli è maggiore di tutti gli altri; co ì l’ultimo di elfi n’ è il mi- nore , Se ne vegga la Figura nel Rame XXI , alla lettera C.

Serra ,

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Dun Calabrie. Serra , Spaiola , Brugnaturo , e Sanitario -,

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295. Serra fu fommamente malmenata. Quivi ancorché molti cdificj appajano difcretamente lefi al di fuori , pure nell’ interno fono talmente fconquaifati , che non fono più affatto abitabili . Ne cominciò il danno nel di 5 : fi aumentarono le ruine nel 7 di Febbrajo j e crebbero ne’fucceffivi tremoti.

186. Spaiala patì molto nel primo tremoto: ricevette moltiffimo rovefcio nel di 7 di Febbrajo j rimafe altamente of- t eia nel a 8 di Marzo .

287; Brugnaturo ebbe le fteife difgrazie ne’ primi tremo- ti ; ma nella giornata fatale del a 8 di Marzo rimafe quali tutto defolato.

288. Strabano foffrì lo ffeffiffimo fatale difafìrov.

* ir * *

289. Dolorala fu l’ indigenza , in cui rimafero gli efem- . planili mi Religiofi della Certofa di d1. Stefano iel Bofco ne’ primi giorni della fatale fventura . Elfi provarono una compiu- ta mancanza di tutt’ i mezzi necelfarj a foflenere la vita , si perchè tutt’ i generi rimafero fepolti fotto le ruine , ancora pei chè le oii cine , defìinate alla preparazione de’ viveri di pri- ma neceifità , furano tutte di (frutte . Senza la pietofa mano degli amici , che finalmente accorfero in loro foccorfo da varj luoghi , non devafiati dal tremoto', coloro , che dianzi erano flati il refugio de’mifeii, e che ora, ad onta delle tante gra- vi perdite fofferte , formano il giornale fotìegno di numerofa turba d’ infelici , avrebbero dovuto perire dalla fame.

290.

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Istoria, del tremoto'

/

290. I generi di prima necellità furono finalmente ricu- perati in molta parte j ma delTi non furono gii più tali, qua- li erano un tempo . Notabile fu 1’ alterazione avvenuta nel grano, nell’olio, e fopratutto nel vino, e nell’aceto. I vini fonili, e delicati rimafero alterati, e sfiancati di colore, e di fapore : i corpulenti , e i robufìi divennero turbati nel colo- re , e non grati al gullo : 1’ aceto rimafe vappido , e inerte . L’olio da prima apparve lordo, e di acuto odore j ma la ra- gion del tempo il fece migliorare . Il grano ritenne fempre un puzzore di buca .

29 1. QuePto diflretto ha belli, e vafti terreni} ma è bene a dolerli che la popolazione n’ è lcarla , e non fufìì den- te a’ bifogni dell’ agricoltura , e della paftorizia . Vi ha tefo- ro di legni , atti a’ lavori del più grand’ ufo pe’ bifogni , c pe’ comodi della focietà . Quivi nulla manca : mancano Polo le pratiche d’ una più ragionata iftituzione agraria , diretta ad accreliccre il ben comune. Vi fono copioli fabbri da lavoro di ferro, e di acciaro } ma per accettabili, e belli che fieno tali lavori , non eccedono però la sfera del buono , o non giungo- no all’ottimo, o vi fi accollano follatilo ne’ pezzi corpulenti, c di ufo comune . Tutto il di più , eh’ è manifattura di ele- ganza , di delicatezza , e di luffo , è un articolo dall’ ingegno di co fioro ignorato , e dalla loro indù Uria o non tentato , o vilipefo . I Rami appartenenti alle rovine quivi avvenute fono fegnati col num. XXI , e XXII.

* * * *

192. L’ a moro fa cura, colla quale il Vicario generale accorfc al alloro di tanti infe lici fu tutta corrifpondcnte alla

digni-

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dignità di un luogo meritevole per mille titoli di tutta la graziola benignità de’ nollri A ignjlt Sovrani . Qui tutto da prima (pira va deflazione , ed orrore ; ma quivi poi furono in si bell’ ordine le pubbliche , e le private cofe ridotte , che rammentavafi appena ciò , che dianzi era flato così duro a parirfi . tacer fi dee, che quivi con raro efempio fi vi- dero uniti a’ dovei i della giulìizia i più ftretti , ed edifi- canti vincoli della religione ; e quindi con gelofo avvedimen- to furono polle a coverto da ogni trillo accidente i ricchi ornamenti del tempio, i beni del luogo, e de’ privati , e tutte le membrane , che in quel facro edificio confervavanli come uno de' depofiti più ut ili alla floria della mezzana antichità.

493. In quello luogo medefimo dette opera a far di tutto perchè fi preparalfero colla maiTima pofiibile fpeditezza copiofi malli di tavole, onde potere appreftare ricovero , e tutela alla sbandata popolazione di una Provincia , in cui la natura par che fdegni le fabbriche , e tenta fovente di ftrug- gere i lavori della fuperbia dell’ uomo .

Stato ielt aere , e tremoti..

194. In S. Stefano del Bofco fummo inquietati dal tre- moto. Nella fera del otto di Maggio , al tardi verfo le ore 6 , e poi alle ore 9 della notte cadde una pioggia fottile , L’ aere era fofco , e cinto da denfe nubi , e fpirava libeccio . Nel 9 vi furono due fcolTe di tremoto fenza rombo : nel mattino fpirava tramontana : 1’ aere era chiaro : nel mezzodì turboflì , e apparve qualche nube nereggiante fopravvenne la

neb-

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Istoria del tremoto

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nebbia , che ingombrò tutto : verfo le ore ir precedette il rom- bo , e bucce ile picciolo tremoto. Nella notte piovve , fpirando grecoleuintc . Nell’ alba del duce di Maggio vi fu tremo- to , che ci fcoffe dal Tonno : nel mattino tutto parca tranquil- lo : d’opra vvenne un forte rombo fenza tremoto : il vento di- venne attiviamo j e quindi fucceffero , in due ore di tempo , due forti fcoife di tremoto, una preceduta da ofcuro fremito, e 1’ altra unita a repentino , e profondo rombo .

5. In quella veneranda Ccrtofa trovammo il nofiro ami- ciflìmo Collega il P.Tr.omby . Quefto dotto uomo era intento a formare un diario de’ tremoti , che fi avvertivano in quel facro luogo ; e fi era di molto affaticato per proccurare i più veridici rifcontri de' difaftri prodotti dal tremoto in quelle parti della Calabria ultra , che giacciono a dirimpetto del Ionio. Noi parleremo di ciò a luogo opportuno.

Arena , e fuoi villaggi .

■196. Da Santo Stefano paffammo ad Arena , feguendo quella parte del dorfo dell’ Appennino , che colà mena . Per ifirada non incontrammo la minima mutazione ne’ terreni. Po- co lungi da Arena trovammo alcune cale rurali o dirute all* intutto, o in parte diroccate da’ tremoti . Appena giunti alle bafi del monte , ove un tempo poggiavano le abitazioni , ci vedemmo immerfi fra perpetue ruine . Il monte per quel lato, che volge dall’ ejl al fad , era mutato a fegno , che al fito, per ove dianzi fi aggirava 1’ afpra , e tortuofa firada , tro- vammo fofiituito un precipitofo dirupo d’ imponibile accefso .

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Dovemmo torcere fulla dritta, e retrogradando, partir perdi fotto alcune fabbriche ben vecchie , ma fode , alte e cortrui- te a foggia di piramidi. Effe erano ancor tutte intere, e non lcfe : il che ci parve tanto più notabile, quanto era più bre-, ve la diflanza frappofia tra le medefime, il vicino monte di- fciolto e dirupato, e le fucceffive rovine del paefe. %

297. Superato quello angufto e malagevole palio , giu- gncmmo appiè del diroccato cartello, della cui fabbrica olfer- vammo folo alcune poche tele di muro fconquaflkto , che ora ne formano tutto il mifero avanzo . Girammo lo fguar-> do fulle abitazioni , che giacquero un tempo fu quella parte del dorfo del monte , che guarda 1’ owjl j e di elle non tro- vammo nè pure una, benché picciola parte , che dirtrutta non foire . Alcuni rottami erlno fìati con vibrazione refpinti , e rotolati lungo lo sdrucciolevole dorfo del monte fino alle bali del medefimo . Non fu po (libile il riconofcere le pofitive di- rezioni , per le quali erano cadute le fabbriche , perchè fi avea avuto 1’ accorgimento di fgombrare molte delle maire dirute , e ciò , o pel comodo , o per la falvezza del pubbli- co j ancora perchè le fabbriche rivolte aveano dal natura- le pendìo del monte acquifìata , e ricevuta una direzione -, che non era forfè quella , che alle medefime avea dat’ il tremoto .

298. Poco lungi da Arena , pria di giugnere al fiume, incontrammo un monte di arena fluviale , in cui fi vedea un ruinofo rivolgimento. La faccia efteriore del monte , nelle par- ti non guade , appariva tutta coverta di terra vegetabile j ma fotto querto ftrato di non molta denfità , il tremolo difeoprì

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I 5 T 0 RIA DEL TREMOTO

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un ammafTo di arena, che è di molta profondità. In elfo ri- trovammo molti frantumi di tcjlacei .

299. OltrepaHammo il fiume , e ci trovammo a villa d’ un guado pericolofo . L’antica firada erafi perduta , e in fua vece era fucceduto un patio difallrofo , che fi formava da un campo di arena tumultuariamente ivi prodotto dalla rui/ia di un monte, che nella fommità era coverto di terra vegetatile, e di viti , e che nell’ aperto , e Iquarciato fono altro non contenea che un’arena in parte fottiliifima, e in altra parte eterogenea, e ghiajofa. In quell’ arena vi fono copio!! frantumi di te llacei, e li rinvengono molti nicchi di veneri. Quivi il piede profon- da moltilfimo , non meno per la fragile condizione del fuolo arenofo , che per la frequenza delle folle inacquate , le quali per entro s’ incontrano : circoflanza , che rendono un tal li- to fommamente difallrofo .

300. A {lento oltrepalfammo quello campo ; ma non tro-